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lunedì 20 febbraio 2012

CENERI : IL RESIDUATO KARMICO DEL REFRAMING


Con l'espressione Mercoledì delle Ceneri (o Giorno delle Ceneri o, più semplicemente, Le Ceneri), si intende il mercoledi precedente la prima domenica di Quaresima che, nelle chiese cattoliche di rito romano e in alcune comunità riformate, coincide con l'inizio stesso della Quaresima, ossia il primo giorno del periodo liturgico "forte" a carattere battesimale e penitenziale in preparazione della Pasqua cristiana. In tale giornata, pertanto, tutti i cattolici dei vari riti latini sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno e l'astinenza dalle carni. Proprio in riferimento a queste disposizioni ecclesiastiche sono invalse alcune locuzioni fraseologiche come carnevale (dal latino carnem levare, cioè "eliminare la carne") o martedì grasso (l'ultimo giorno di carnevale, appunto, in cui si può mangiare "di grasso").
La parola "ceneri" richiama invece in modo specifico la funzione liturgica che caratterizza il primo giorno di Quaresima, durante la quale il celebrante sparge un pizzico di cenerebenedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli per ricordare loro la caducità della vita terrena e per spronarli all'impegno penitenziale della Quaresima. Per questo il rito dell'imposizione delle ceneri prevede anche la pronuncia di una formula di ammonimento, scelta fra due possibilità: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» oppure «Convertiti e credi al Vangelo».

A chi si fosse  recato in India , può essere accaduto di vedere lungo le strade strani personaggi , quasi nudi , e ricoperti di uno strato di polvere bianca "cinerea "( Vibhuti) distribuita su tutto il corpo . Si tratta dei " Sadhu " che praticano il " Sannyasa " ( rinuncia al mondi Maya e alle sue illusioni ) ; essi spogliatisi di tutto , fino a rimanere nudi , come San Francesco che si spogliò nudo in mezzo alla piazza di Assisi davanti ai genitori e ai cittadini sconcertati , praticano la più completa povertà , sono morti al "mondo" illusorio della mente egoica inferiore ( Matrix / Maya ) ed esso  ( Matrix / Maya ) è morto per  loro che , spogliandosi , si non invece ri-vestiti di cielo . La " cenere " cosparsa suol loro corpo simboleggia il residuo karmico derivato dalla combustione della loro ascesi (tapas) .

Essi , i sadhu , sono impegnati in un "combattimento spirituale " attuato con regimi "alimentari" adeguati , come pasti frugali , digiuni , silenzio e preghiera o meditazione , perchè nel corpo sono inscritte forze "psichiche " molto potenti nutrite con abbondanza da Matrix / Maya , che ha creato in loro , come in noi , delle " forze di abitudine " (sinapsi ) correlate in una " rete neuronale " che ingabbia e blinda l'uomo/donna di ogni tempo . Per uscirne è necessario praticare quindi "tapas" (ascesi) , sviluppando quell "ardore spirituale"che comporta la combustione del "karma passato" e permette l'instaurarsi della vita divina , celeste , la ri-nascita , la trascendenza , e l'esaltazione del VERO SE' , coperto sotto la "polvere" di Avidya , l'ignoranza spirituale .

Molte vite di santi e mistici occidentali ci parlano di un "percorso" spirituale analogo , che comporta inevitabilmente l'inocntro con la propria " OMBRA " , così come accadde a Cristo , appena entrato nel deserto dopo il battesimo nel Giordano da parte del Battista , che incontrò il Satana ed le sue proposte ; come accadde al Buddha stesso con il demone Mara , che lo tentò con le stesse proposte di satana e cioè :  Potere , Successo , Denaro , i tre baluardi del potere illusorio della  mente egoica inferiore ed istintuale !

Come hanno sconfitto questo demone Gesù , Buddha , e tanti altri santi e sadhu venuti dopo di loro ? Semplicemente con il " digiuno " e la " preghiera o meditazione " . La mente egoica inferiore (matrix / maya ) quando rimane senza ri-conoscimento è "persa " , le sue tentazioni non attecchiscono più , il "deserto" del corpo , della parola , del silenzio diventa la sua "dannazione " e l"UMILTA'" , di cui la cenere è simbolo , rappresenta il " colpo di grazia " , il "dualismo" rappresentato dalle "corna" del diavolo ne esce sconfitto , l'uomo/donna sono ri-condotti ad "unità " , quando si chiude la porta all'ego inferiore , i "cieli " interiori dell'anima si aprono e la "colomba " ( haimsa ) dello Spirito Santo VOLA ; IL VERO SE' viene liberato ( Moksa = liberazione dall'ego inferiore = jiva) .

Anche la ben nota fiaba di " CENERENTOLA " ci parla di questa liberazione ; infatti le cenere nel contesto della fiaba rappresenta non solo l'umiltà della fanciulla , ma anche l'importanza della sua vita interiore , per nulla legata agli  "status symbol " di cui si ammantano le sorellastre , catturate invece dai miraggi esteriori di matrix/maya. La stessa vicenda della umile fanciulla che si trasforma in principessa , non vuole essere il paradigma del cedimento a quei "falsi valori" in cui si crogiola il narcisismo malato delle sorellastre , quanto il " RIFULGERE " del VERO SE' , della divina natura regale di cui ogni uomo/donna è portatore . In fondo quel "infilare" la scarpetta di cristallo , che ha fatto almanaccare le ipotesi più disparate e le fantasie sessuali di non pochi interpreti , che altro è , se non la ri-trovata , primigenia e trasparente "cristallina " forma ( = Rupa ) originaria , cioè : SWARUPA ( Forma Celeste ).

Il pellegrinaggio quaresimale del sadhu , quindi si propone come "ritorno"( in ebraico Teshuvà) al "volto" originario , divino , sostituito purtroppo dalle "maschere" che popolano il carnevale ; infatti la parola greca "a-martia " , impropriamente tradotta con la parola "peccato" , vuole significare  (a =) senza (martia =) bersaglio , cioè : mancare il bersaglio , consistente nel recupero della propria immagine e somiglianza con il divino , per cui l'invito di < convertitevi e credete al vangelo > diventa ad un tempo , invito al ri-torno e a non mancare il bersaglio , con l'ausilio del "ritiro dei sensi " ( = pratyhara ) dal mondo illusorio , dal suo carnevale e a identificarsi con il VERO SE (vangelo ) . Il risultato sarà un bel mucchio ......di CENERE !

Yogacharya Eknathananda




sabato 11 febbraio 2012

LA TORRE DI BABELE : IL TENTATIVO DI FARSI UN NOME SENZA REFRAMING





«  Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. » ( Gn 11,1-9)


Babele è un termine utilizzato nel linguaggio comune come sinonimo di "caoticità" , confusione , ecc...ecc..a ricordo del biblico episodio della dis-struzione della torre costruita dagli uomini per raggiungere il cielo e "farsi" così un "nome" ( in ebraico : Shem) , una "fama" . Il termine (babel) in ebraico significa : porta di Dio.
Quella torre , nelle intenzioni degli uomini di allora , doveva infatti costituire un "portale" di accesso alla divinità costruito dall'uomo/donna . L'episodio si trova perfettamente in "linea" con stessa pretesa operata dai progenitori adamitici prima ; dai "giganti" < che si unirono a figlie di uomini causando il "diluvio" ; insomma un guaio dopo l'altro ogni volta che l'uomo/donna (io empirico) tenta di impossessarsi e sostituirsi al " Vero Se " trascendentale , affidandosi più ad un "principio di costruzione" (< facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco > ) che ad un principio di "crescita " in quanto "coltivatore e custode " del giardino terrestre (paradesha=paradiso) , ruolo cui era stato deputato per volere divino . Invece che servirsi dell'Albero della vita ( Vrksana = luogo d'incontro e di dialogo con il Vero Se divino ) , preferisce l'uomo affidarsi alla "tecnologia"...ovvero i mattoni !


Da giardiniere divino (l'uomo/donna) si trasforma in "muratore" , ma ahimè un "fulmine" (principio secco) distrugge la sua torre egoica bloccando la sua "crescita ". Ancora una volta l'uomo/donna tenta di "by-passare" il Vero Se utilizzando una "tecnica" costruttiva , prodotta dall'io empirico , genitore di "gigantismo" egoico così tante volte incarnatosi nei faraoni , nei Fuhrer , negli Erodi , nelle ideologie di sinistra e di destra , nelle religioni fondamentaliste , negli imperi della storia con un seguito abnorme di tragedie pur < di farsi un nome >.


Quella di babele , non è un "ascesi" positiva ( tapas ) tesa a scambiare il buono per il meglio , ma all'opposto un'ascesi "negativa" determinata da << Ahamkara , sentimento dell'Io , dovuto ad "avidya" , ignoranza spirituale , causata dal potere di proiezione (viksepa-shakti) e che consiste nell'identificazione illusoria del " Vero Se "( Atman) con l'io empirico , come è chiaramente attestato dalla rivelazione delle Scritture ( Shruti) , dall'esoerienza autentica diretta ( pratyaksha) , dalla tradizione scritta (smriti)...>> ( Shankara IX° sec. d.c)


E' il desiderio (tanha) generato dall'ignoranza "avidya" , che consiste nell'attribuire il ruolo centrale ad una costruzione mentale illusoria dell'Io empirico......
Il percorso psicoterapeutico può diventare l'occasione per ri-vedere nella memoria i fotogrammi di quelle volte in cui i "fulmini" si sono abbattuti sulle nostre "costruzioni" ideologiche , politiche , finanziarie , sentimentali , affettive , sociali , educative e potremmo leggere in essi i "fallimenti" come una mancata attuazione di " REFRAMING" , che però......è sempre possibile per ri-prendere a "crescere" coadiuvati dalla Grazia del Vero Se trascendentale ; infatti una torre , una piramide , un grattacielo , richiedono fatiche da "muratori" del piccolo/ego/faraone empirico . Un albero , un fiore , una pianta semplicemente , senza sforzo , perchè Prakriti ( natura ) e Purusha ( spirito) sono in unione dentro di loro e...danzano la gioia divina !


Yogacharya Eknathananda






sabato 4 febbraio 2012

GIOBBE : IL REFRAMING DI UN...UOMO E DI UN DIO NORMOPATICI

Eh si , Giobbe , il paziente Giobbe ( ma poi non è tanto vero e vedremo anche il perchè , è un tranquillo "NORMOPATICO " ( vedi mio Blog su specifico argomento : la NORMOPATIA ) ; infatti vive una vita di sereno tran tran quotidiano , contornato da una numerosa famiglia , vive in una bella fattoria composta di armenti in numero cospicuo , insomma quello che oggi definiremmo un ricco possidente ! Vive coccolato da un nutrito stuolo di servitori , se ne sta comodamente nel suo "muladhara chakra " ,  il centro energetico che collega ai beni materiali , il primo centro attraverso il quale ri-ceviamo la prima energia , quella della madre e visto come sono andate  le cose nel suo caso ( di Giobbe ) si de-sume che egli  ne ha ricevuta tanta in abbondanza .

Aggiungasi che Giobbe è un credente , ma un credente "normopatico" , dedito ad una religione inquadrata anch'essa nell'ambito di una cerimonialità meccanica , di facciata , praticata da molti " atei pratici" , appartenenti questi a quella categoria molto nutrita di quanti si dicono credenti a parole , ma di fatto praticamente atei , di quelli che affermano di credere in Dio , ma che si guardano bene di farsi coinvolgere minimamente dal Dio o dalla divinità in cui credono e così ad ottemperare quanto è loro ri-chiesto dalla osservanza non solo teorica , ma anche pratica , che quella credenza comporta .

Anche il suo Dio che lo  guarda dal cielo è contento di questa sua religiosità settimanale , in fondo anche Lui è un Dio " NORMOPATICO" , degno di cotale credente . Entrambi ( Giobbe e il suo Dio ) sono contenti l'uno dell'altro , tenendosi ben a distanza di "coinvolgimenti" più pericolosi . Addirittura il Signore si compiace di Giobbe ( consiglio la lettura di questo testo biblico , ci ha scritto un libro intero anche S. Freud ) e indovinate con chi si intrattiene a colloquio per esprimere questo suo compiacimento ? Impensabile , incredibile , proprio con quell'invidioso del diavolo , con Satana in persona . Il libro comincia proprio così ,  con il Signore che si compiace di Giobbe con  Satana , pensate un pò  . 

Ma Satana sornione e buon conoscitore degli uomini , essendone la loro "ombra" rimossa , dice papale , papale ( i papi ovviamente ancora non c'erano stati ai tempi di quel colloquio , sarebbero venuti dopo , brrrrrrr ) al principale che Giobbe gli vuole bene perchè se la passa bene , ma se il Signore lo lascia lavorare per procurargli un pò di fastidi , gli avrebbe dimostrato che Giobbe era un "interessato" e una volta perduto tutto lo avrebbe abbandonato . Il Signore gli da il permesso di agire e per Giobbe si apre una catena di guai che lo porterà alla catastrofe economica , esistenziale e da ultimo fisica , in quanto colpito dalla lebbra , dopo aver perso i beni materiali , i figli , la moglie , il bestiame , ecc...ecc....

Giobbe viene avvicinato da tre individui , rappresentanti della religione "legale" , istituzionale , quelli della teologia ortodossa , che gli vogliono dimostrare le sue colpe e le sue mancanze , ai quali Giobbe replicherà con la famosa risposta : < Nudo sono uscito da mia madre e nudo ri-torno alla terra , il Signore da , il Signore toglie > .
Inizia una logorroica diatriba fra i quattro in cui Giobbe , spinto dal suo dramma scende sempre più entro se stesso e in profondità , incalzato dalle sventure procurate dall' ombra/satana . Con queste parole Giobbe si trasforma in un "vero" religioso , in un verace " Sannyasi " (rinunciante) , spogliandosi di tutto , uscendo dalla ignoranza (avviluppante) di Matrix/Maya , che spaccia per "vere" le false proiezioni della mente egoica inferiore . Giobbe realizza che all'uomo nulla appartiene in eterno su questa terra , nulla si può possedere definitivamente , da qui inizia la vera religiosità , che è una iniziazione all"altro mondo"; infatti una volta che questo "mondo" è compreso come semplice sogno , l'altro si schiude davanti a te .


Questa e non altro è il vero "teshuvà" ( pentimento ) in ebraico ) , il "ri-trovamento" del proprio essere interiore ontologico . Un pentimento troppo spesso frainteso con quella che è una semplice "ri-parazione" psicologica della propria maschera "contraffatta " . La " vera conversione " da accesso al ri-trovamento del " Vero Volto " , quello di Dio e Dio , quello vero e non contraffatto , gioisce di questo ri-trovamento insperato , proprio grazie a Satana che ha snidato Giobbe dal suo "sonno spirituale " ( Avidya ).

Non si tirerà indietro Giobbe , non si rin-chiuderà infantilmente in se stesso adducendo le sue sventure alla mala-sorte , non addosserà ad altri le responsabilità personali . Da ultimo verrà affiancato da un "misterioso" personaggio ( Eliu ) che prenderà le sue difese e dimostrerà agli altri tre l'inanità e la superficialità della loro religione . Il satana/ombra ha fatto sollevare dentro Giobbe il " Leviatano " , il mostro biblico , forza mostruosa , che permette però  al nostro di "liberarsi" di quel Dio falso e normopatico che si portava dentro approdando al vero DIO INTERIORE , anche Lui liberato dal Dio Normopatico precedente , quello del colloquio con Satana . Facendo terapia a Giobbe , Dio la fa anche a se stesso . Dio si auto-percepisce come Dio attraverso l'illuminazione ( Diksha ) di Giobbe il suo "eletto " , portatore del " Nome " ( Sem in ebraico) . 


Al termine della sua vicenda Giobbe affermerà : < Prima conoscevo Dio per sentito dire , ora ne ho fatto l'esperienza > . Giobbe ora è un vero Yoghi , dopo aver praticato "Svadhiyaya"  ( studio di se e delle sacre scritture ) ha abbandonato il "tamasico" muladhara e si è trasferito in Ajina chakra , il terzo occhio aperto dal Samadhi ( = stato unitivo) , ha sperimentato quello che aveva ignorato per tanto tempo , cioè : di essere Dio da sempre ...Ora losa ! E dentro di lui...anche Dio lo sa ! 

Yogacharya Eknathananda

domenica 29 gennaio 2012

IL BAGATTO : MAESTRO DI ASANA...DA UN REFRAMING ALL'ALTRO

Immerso nel flusso del ritmo il Bagatto concentrato (dharana) accumula l'energia necessaria alla realizzazione della Grande Opera . Il suo corpo (athanor) è il crogiuolo , il laboratorio segreto in cui avviene la "trasformazione" dei metalli (passioni, attaccamenti) "ignobili" in metalli "nobili" . Il suo corpo ormai è un "campo di energia" , la "terra promessa" in cui l'energia , il prana , il chi , scorre liberamente . Le asana sono le "forme" (rupa) di una "nuova creazione" , in cui si esprimono gli "archetipi" dell'immaginario mitico e religioso di tutti i popoli , l'eroe (virat)  , il re , la regina , il taumaturgo , il santo , l'artista , la madre , il padre , il figlio , il veggente , il saggio , l'eremita , il poeta , ecc...ecc.. 

Egli ( il Bagatto) si trasforma in attore divino che rappresenta sul palcoscenico dell'esistenza le "infinite" forme (asana) dandole vita con il "soffio" ( prana) del suo pranayama , come novello Pigmalione del noto mito greco : il re che realizza  una statua (asana) di donna bellissima e tanto se ne innamora che giunge a darle vita . Proprio così l'amore per l'arte  , la bellezza e la verità può trasformare qualsiasi asana in una creatura vivente , che attiva nel Bagatto tutti gli archetipi che esso racchiude ; infatti nell'UNO c'è la potenzialità del tutto , e quando su questo "chicco" si posa il bacio dell'amore divino la divina shakti in esso sopita si ri-sveglia dal sonno cosmico in cui giaceva avviluppata nella "bolla di percezione" delle proiezioni della sua mente egoica inferiore e liberandosi dei veli di Maya nasce a nuova vita , una vita ri-generata , divina , che le < belle forme disciogliea dai veli > , canta una bellissima aria lirica .

Non solo maestro di pranayama , il Bagatto , diventa maestro di asana , il suo corpo perde la rigidità ideologica , cristallizzata in forme pre-concette , blindanti , immobili , segnali pericolosi di rigidità interiore ancor prima che esteriore . Egli ( il Bagatto) diviene "liquido" , flessuoso , capace di passare da una asana all'altra senza smorfie di dolore , perchè il lavoro si è trasformato in gioco e il suo corpo partecipa volentieri a questa attività ludica , egli ormai è un "creatore" , il suo respiro è la "bacchetta magica" , che tiene nella sua mano e che dirige il "prana" dove egli desidera creando nuove forme , nuove asana , innestando ri-nnovate energie psichiche che portano in se la forza dell'archetipo che manifestano che , a loro volta , si materializzano in Eggregore , vere concentrazioni di energia collettiva ( vedi mio Blog sul tema ) .

Bisogna però fare attenzione a che l'operatore , il bagatto , abbia purificato se stesso in questo cammino , abbia trasformato (moralmente) i suoi metalli secondo le regole di Yama e Nyama , divieti e precetti , perchè non avendole osservate egli  si può trasformare facilmente nel "bricoleur" , l'imbroglioncello , il ciarlatano innescando il pericolo che l'archetipo si metta a funzionare all'incontrario , per cui la generosità dellAquila (Garudasana) ) si trasforma in "rapacità; il coraggio del leone (simbhasana) in aggressività divorante ; la saggezza del serpente (sarpasana) in stoltezza e illusione magica ; l'eroe (virabadhrasana) in codardo ; il mago , il santo, in ciarlatano e falso profeta venditore di illusioni ....ecc...ecc..

Il Bagatto contiene in se ogni potenzialità , duttile , mobile , liquido , egli può passare da un'asana all'altra realizzando ogni volta un "REFRAMING" , ma attenzione , perchè se i metalli "interiori" non sono trasformati , il REFRAMING diventa come la moglie di Lot , che lasciando Sodoma e Gomorra si "gira" indietro a guardare le città delle passioni ardere e si trasforma, ahimè, in una "statua di sale " (asana cristallizata) , costretta a vivere in una sola forma , è l'inizio della nevrosi  !

Yogacharya Eknathananda

venerdì 20 gennaio 2012

LO YOGA : LA PIU' ANTICA FORMA DI PSICOTERAPIA ?



Il pranava OM, massimo mantra dello Yoga
Non c'è bisogno di sottolineare la popolarità e la diffusione dello Yoga nella nostra cultura. Non si può contare il numero di persone che in tutto il mondo si dedicano a questa disciplina con passione e dedizione, e la bibliografia divulgativa su questo argomento è sterminata. È anche vero tuttavia che molto spesso le forme di Yoga più diffuse e praticate rappresentano soltanto una semplificazione delle tecniche e della filosofia originale che contraddistinguono questa disciplina, e così è facile che molte persone (compresi molti praticanti) sappiano poco delle origini, della teoria e della varietà di tecniche che nel corso dei secoli in India si sono diffuse sotto il nome di Yoga.Perciò in questo contributo - ed anche in un prossimo post - cercheremo sinteticamente di offrire una panoramica sintetica ma completa dell'essenza dello Yoga; cercheremo di illustrare la sua profonda natura di filosofia generale dell'esistenza che cerca di dare un senso alla sofferenza umana e un metodo - anzi più metodi - per raggiungere un rinnovato benessere psicofisico, e soprattutto per costruire dentro di noi una nuova immagine del mondo, di noi stessi degli altri.
Cominciamo quindi col dire che lo Yoga non consiste soltanto in una serie di esercizi di respirazione e in alcune strane posizioni del corpo, ma è soprattutto una filosofia generale che regola tutta l'esistenza del praticante, chiamato yogin. Lo Yoga si sviluppa in India nel corso di alcuni secoli a partire già dal VI secolo a.C. (secondo alcuni già da molto prima!), e il primo trattato ufficiale di questa disciplina fu scritto dal filosofo Patañjali, vissuto non si sa bene quando tra il IX e il III secolo a.C.; tutti principali testi religiosi dell'India induista e buddhista fanno peraltro riferimento allo Yoga come una tecnica per calmare le passioni umane, entrare in contatto con la divinità e quindi per raggiungere uno stato emotivo di calma e beatitudine chiamato nirvana.
Il Maestro Roberto Mattei,
Ananda Shiva.
Ashram Garbha Yoga di Roma
In sanscrito Yoga significa "legare insieme, tenere stretto, aggiogare", e cioè controllare strettamente il flusso di pensieri che continuamente occupa la mente delle persone soprattutto nei momenti di sofferenza. Secondo lo storico delle religioni e praticante Yoga Mircea Eliade (cfr. bibliografia qui sotto), i concetti principali che spiegano lo Yoga e un po' tutte le principali filosofie indiane sono infatti riassumibili in quattro parole chiave: karma, maya, nirvana e, appunto, Yoga.
In primo luogo esiste il karma, ovvero quella infinita successione di eventi, azioni e reazioni che legano ciascun individuo alle cose nel corso di tutta la vita. Il karma di ciascuno cioè rappresenta l'effetto attuale e futuro di tutte le azioni che abbiamo commesso in precedenza (o addirittura in una vita precedente) e che inevitabilmente ci condizionano al momento presente limitando la nostra libertà. Il karma viene costruito inconsciamente da ognuno di noi a causa di un errore di percezione, che ci fa credere che tutte le cose per le quali ci battiamo e ci addoloriamo siano veramente importanti, esistano veramente e che senza di queste noi non possiamo vivere: questo è il concetto di "illusione" o maya, cioè la non conoscenza della reale natura del mondo. Soltanto se l'individuo si accorge di questa illusione e smette di attaccarsi ai beni materiali e immateriali la cui assenza ci fa soffrire, è possibile raggiungere il nirvana e lo yoga è il metodo più efficace, perché per mezzo di esso possiamo arrivare dopo una lunga pratica all'assoluto controllo della nostra mente, che secondo la filosofia indiana è "irrequieta come una scimmia".
I 7 Chakra, con il IV, Anhata, in evidenza
È evidente quindi che i filosofi e i santoni indiani che svilupparono lo Yoga inventarono prima forma di psicoterapia, e nel prossimo articolo daremo un'occhiata alle principali tecniche dello yoga classico (o Raja Yoga). Quelle che vedremo in un prossimo post, sono le caratteristiche strutturali dello Yoga e i motivi dei suoi benefici sulla mente e sul corpo. Vedremo anche quante tipologie differenti di Yoga esistono, e quante invece sono soltanto invenzioni del marketing per attirare gli ingenuti; infine, proporremo alcune vie concrete per sperimentare almeno in parte gli effetti di questa importante disciplina orientale. 

( cortese concessione di : Dott. Marco Aversano e M° Roberto Mattei )

LO YOGA : LA PIU' ANTICA FORMA DI PSICOTERAPIA ?



Epifania di Kjrishna che insegna
lo Yoga ad Arjuna, nella Bhagavadgita.

In questo secondo articolo sullo Yoga, descriveremo gli otto stadi dello Yoga Reale descritti negli Yogasutra di Patañjali. Con il concetto di yama, prima di tutto si intende il rispetto di quei requisiti morali e di condotta pubblica negativa (ovvero basata su divieti) che servono per liberare lo yogin da colpe e responsabilità che potrebbero vincolarlo ancora di più alla sofferenza della vita quotidiana. Divieti come non uccidere, non mentire, non rubare, non essere avidi, e osservare l'astinenza sessuale permettono al meditante di disimpegnarsi dagli oggetti materiali e dalle dolorose vicissitudini della vita che impediscono l'elevazione spirituale.
Il secondo stadio è quello definito niyamae prevede alcuni requisiti disciplinari positivi come la purezza, la serenità, lasceresti, lo studio di sé, e la devozione al signore. Poi segue lo studio e l'esercizio di alcune posizioni corporee particolari, chiamate asana e di cui senz'altro la più famosa è la posizione del loto, in cui si sta seduti a gambe strettamente incrociate; le asana , siccome implicano il tenere ferme gambe, tronco, testa e braccia per lunghi minuti in posizioni fisse e innaturali, rappresentano per il meditante la realizzazione concreta dell'opposto dello scorrere caotico della vita quotidiana, un po' come se per contrastare il tumulto dei pensieri il meditante decidesse di fissare le membra del corpo in posizioni determinate per molto tempo, così da arrestare i segnali corporei derivanti dal movimento continuo che distrarrebbero la mente dello yogin.
Il Maestro Roberto Mattei nella
posizione dell'arco (Dhanurasana).
Una volta realizzato il blocco del corpo e delle sue sensazioni, si passa a una tecnica di respirazione ritmata, detta pranayama, mediante la quale si ottiene un rilassamento psicofisico completo. Ma soprattutto con ilpranayama si offre all'attenzione uno stimolo interno quasi del tutto controllabile dal soggetto, e grazie ciò è possibile staccare la consapevolezza da qualunque altro pensiero o oggetto esterno. Mediante il rallentamento volontario e - nei limiti del possibile - l'arresto della respirazione si realizza il quinto stadio dello Yoga, chiamato pratyahara, con cui i sensi sono sganciati dalla realtà esterna e sono ritratti completamente all'interno della mente del meditante.
Yogi indiano mentre pratica la tecnica
di Anuloma Viloma del Pranayama.
In questo modo è possibile realizzare la concentrazione su un oggetto (o dharana, sesto stadio dello Yoga) come per esempio un simbolo religioso (un mandala) o un suono sacro (un mantra); questa concentrazione contribuisce a isolare ulteriormente la mente dello yogin da qualunque influsso disturbante interno esterno.
Se si riesce a mantenere la concentrazione fissa sull'oggetto per un tempo sufficiente, si realizza lo stato di dhyana, cioè meditazione, in cui la mente è completamente assorbita dalle qualità fisiche dell'oggetto. Grazie a tale assorbimento si raggiunge l'ultimo stadio cioè il samadhi, che significa estasi e consiste essenzialmente nel non pensare a nulla rimanendo consapevoli del fatto che non si sta pensando a nulla.
Vi sembra una cosa da poco? Provateci per qualche secondo, e scoprirete amaramente che se non siete allenati sarà impossibile tenere lontani dalla vostra mente ricordi, immagini, propositi, paure e pensieri vari che si accavallano turbinosamente senza lasciare alcuno spazio alla quiete. Lo scopo dello Yoga è quindi quello di raggiungere il benessere e il controllo del passioni attraverso tecniche corporee e mentali che portano a un quadruplice arresto: arresto del comportamento, arresto del movimento, arresto (parziale) del respiro e soprattutto arresto del pensiero. E quindi arresto del dolore esistenziale.
A questo punto sento il bisogno di fare alcune precisazioni. In India la disciplina dello Yoga è andata perfezionandosi senza sosta negli ultimi 2.500 anni, pur mantenendo un solido rapporto di derivazione e considerazione verso le sue fonti classiche (Yogasutra, Bhagavadgîta, Hatha Yoga Pradipika, ecc.). Però da quando essa è giunta in Occidente – e soprattutto negli ultimissimi tempi – si è assistito a un proliferare di diciture ed etichette che pretendono di indicare diversi tipi, varietà o scuole di Yoga; per il profano (ma anche per molti maestri sinceri e autentici) è molto difficile e fonte di confusione cercare di districarsi tra tutte queste “etichette”. C’è chi dice di praticare il Kundalini Yoga, chi il Power Yoga, chi l’Ashtanga, chi l’Hatha, chi l’Anti-Gravity… Insomma, sembra difficile capirci qualcosa! Ebbene, ecco qui di seguito alcune note che non pretendono di dire l’ultima parola sulla questione, ma solo di aiutare il lettore non esperto a vederci chiaro quando si iscrive a un corso Yoga qualunque.
I quattro tipi di organizzazione
psicologica, secondo C.G. Jung
C’è un punto semplice dal quale partire: esiste un solo tipo di Yoga! Se come abbiamo visto in un post precedente l’etimologia della parola Yoga significa “unione”, “sintesi”, “aggiogamento” di corpo, mente e spirito, allora è vero Yoga quello che – con i mezzi più diversi – porta sempre e comunque a un tale risultato. Lasciando perdere le etichette più moderne, che non voglio nemmeno perder tempo a nominare ma che sono soltanto puro marketing, voglio affermare un secondo principio importantissimo: se praticate correttamente un qualunque tipo di Yoga, non potete fare a meno di praticare anche gli altri – che ve ne rendiate conto o meno. Vediamo il perché, partendo da una tassonomia molto generale e ben conosciuta delle modalità (non varietà!) di Yoga riconosciute dai maestri indiani (cfr. bibliografia qui sotto).
Al maestro francese Philippe De Méric (cfr. bibliografia) dobbiamo una sistematizzazione delle discipline riconducibili allo Yoga, basata sulla metafora di un albero con i suoi diversi rami.
  • Hatha Yoga: consistente in sequenze di posizioni, respirazioni e controllo del corpo e della mente. Questo è il tronco dell’albero, è la base di tutti gli altri tipi di Yoga. Nella tipologia personologica di Carl Gustav Jung questo tipo di Yoga è più adatto ai tipi “sensazione”.
  • Laya Yoga: consente la concretizzazione e la giusta canalizzazione delle forze spirituali, e si divide ulteriormente in quattro rami:
    • Bhakti Yoga: lo Yoga della devozione, della dedizione a un ideale spirituale anche concretizzato in una divinità o un personaggio particolari, come Shiva, Ganesha ecc. Serve ad arrivare alla pace interiore mediante la coltivazione dell’amore universale per tutte le creature e la trasformazione delle emozioni da egoiche a meta-egoiche. Questo tipo di pratica è particolarmente vicino a coloro i quali, nella tipologia junghiana, appartengono al tipo “sentimento”.
    • Shakti Yoga: consiste di pratiche (Tantra) che permettono al praticante di padroneggiare le energie del proprio corpo.
    • Mantra Yoga: mediante la continua ripetizione di suoni e frasi dall’alto contenuto simbolico – appunto i mantra, come il pranava OM – è possibile pacificare la mente e arrestare il flusso di pensieri. Spesso è utilizzato insieme al Bakhti.
    • Yantra Yoga: consiste nella fissazione e meditazione di simboli grafici, gli yantra e i mandala, che rappresentano concetti astratti mediante elementi fondamentali come il cerchio, il triangolo e il quadrato.
  • Dhyana Yoga: comprende tutti i metodi di meditazione adottati dalle varie scuole e dottrine del mondo. Serve a dominare la mente erratica ed angosciata per mezzo della mente stessa, disciplinata e “aggiogata” al volere del meditante.
  • Raja Yoga: il cosiddetto Yoga Reale, necessario alla pacificazione dei conflitti interiori e al conseguimento di “poteri” psicofisici particolari. Corrispondente al tipo junghiano della “intuizione”, si suddivide in altri quattro rami:
    • Jnana Yoga: o Yoga della conoscenza, che si raggiunge mediante l’approfondito studio della filosofia e della mitologia indiane, sui testi fondamentali e sui commenti lasciati da autorevoli saggi e maestri. Nella tipologia junghiana, corrisponde al tipo “pensiero”, facile e pronto al pensiero logico-razionale.
    • Karma Yoga: o Yoga dell’azione. Consiste nel diventare capaci di «agire nel mondo senza essere attaccati a frutti delle azioni», come dice Khrishna ad Arjuna nellaBhagavadgîta; è il servizio altruistico e non egoico a beneficio del mondo e degli altri, perché certe azioni “vanno compiute e basta” senza che il rimuginio ansioso di impedisca di compierle.
    • Kundalini Yoga: è risveglio dell’energia vitale mediante pratiche di respirazione (pranayama).
    • Samadhi Yoga: il culmine dell’estasi, cioè la stasi dei processi psichici e unione con l’Assoluto.

Lo Shri Yantra.
Come spero risulterà chiaro, lo Yoga costituisce una vera e propria enciclopedia del sapere che comprende insegnamenti fisiologici, filosofici, etici, e religiosi; al suo interno ha una mitologia e un'iconografia che non sfigurano al confronto con quella greco-romana e cristiana. È una forma di ginnastica molto efficace, ma anche una psicologia cognitiva ante litteram, ed anche una medicina complementare e preventiva: mens sana in corpore sano, il che significa non solo che bisogna curare la mente tanto quanto il corpo, ma soprattutto che la mente è sana solo se lo è anche il corpo, e viceversa.
Anche se esistono specifiche differenze tra i diversi stadi della disciplina, è impossibile fare un asana senza controllare il respiro (pranayama); se poi si esegue un asana che simboleggia un animale (il gatto, o il serpente) o una divinità (Adity, ecc.), non si può non riflettere sul significato profondo della statua vivente che siamo diventando. Se poi, meditiamo sul respiro, dovremo controllare la mente affinché non si allontani dal suo compito (dharana, dhyana); ciò è più facile se pratichiamo una meditazione con oggetto visualizzando un mandala, uno yantra, un’icona (per esempio, quella di Ganesha) o mentre recitiamo un mantra. Qualunque strada percorriamo, quindi, possiamo e dobbiamo arrivare al samadhi.
Scrive giustamente il Maestro Roberto Mattei, fondatore dell’Associazione Garbha Yoga di Roma, nella sua prefazione al volume Voi siete pura coscienza di Swami Chidadanda:

La maggioranza delle persone che si avvicinano allo yoga o ad un grande maestro […] vanno alla ricerca del sensazionale, della guarigione immediata dei loro problemi fisici e psichici; molte di queste persone leggono anche numerosi libri e riviste specializzate, è vero, ma pochissime si applicano regolarmente alla pratica del Pranayama, della concentrazione e meditazione. Forse la maggioranza pratica un po’ di yoga fisico, lasciandosi sfuggire le meraviglie dello Yoga Superiore.

( cortese concessione del Dott: Marco Aversano  e del M° Roberto Mattei )

NOE' IL PORTATORE DEL NOME (SEM) : IL DILUVIO....UN VERO REFRAMING !

Ci narra la bibbia che terminato il diluvio Noè in preda ad una felicità incontenibile ( e ti credo l'aveva scampata bella ) per lo scampato naufragio si abbandonasse nel segreto della tenda ad una abbondante libagione dopo essersi de-nudato di ogni abito . Per questo fatto Noè sarà considerato "patrono " dei viticoltori come " iniziatore " ai misteri del vino alla stregua di Dioniso che costituì l'equivqlente nel mondo greco dedito fin dalla notte dei tempi ai riti dionisiaci . Eh già , proprio così , il vino , prima di divenire l'idolo degli alcolizzati , era la bevanda degli dei , che abili coppieri , Ganimede in testa , mescevano in preziose coppe , che raccoglievano il "sangue della terra " , l'aquam-vitae dei latini  , da cui  l' " acqua di vita " degli alchimisti  , o elisir , quell'acqua misteriosa che procura l' " ASC " ( Altereoutes States  of Counscieness ) , quegli stati sublimi , che spostando gli "allineamenti con il " mondo ordinario" permettono di attingere a quello " extra-ordinario " (Peak Experiences) confinante con il primo , quasi un " universo parallelo" attingibile solo attraverso il "passaggio" di un " portale " magico , uno "stargate che il vino appunto apre , come tante altre droghe utilizzate nell'ambito di rituali religiosi o iniziatici , tipo il "peyotle" fungo messicano , o l'hashish, l'oppio ecc.... 


Insomma Noè , il giusto che < camminava davanti a Dio > e ne osservava il Dharma , la Legge , tanto è vero che è l'unico a salvarsi con la sua famiglia, il pio Noè raggiunge il " samadhi " ( stato unitivo di completa fusione con l'Uno ) , ma i testi non usano mai la parola ubriaco , il suo stato passa alla storia come "ebbrezza " ,  una sobria-ebrietas , da cui sobrietà ,  stato sicuramente alterato , ma gioioso , vivace , caratterizzato da risa e magari canzoncine sgangherate , ma non violento , non minaccioso . Una allegria che esprime l'eros quando è unito alla sua parte più profonda , al divino appunto , come la risata dell'anziana sterile Sara , moglie di Abramo , quando riceve la notizia della sua prossima maternità .



Questa è la " risata " che piace a Dio , risata che nasce dall'esperienza di Sat-Chit-Ananda , una esperienza trinitaria mista di Conoscenza (Sat) ; Coscienza (Chit) ; Beatitudine (Ananda ).
Si tratta dell'uomo/donna che scopre di essere Dio da sempre e ride , ma di una risata "femminile" , piena di vita divina , diversa dalla risata maschile , aggressiva , corrosiva che ha bisogno di deridere l'altro/a , di sminuirlo satiricamente. L'uomo/donna ride rivedendo tutta l'inutile e vana mascherata , annegata nelle onde di uno "tsunami" esistenziale , il diluvio , un battesimo che lo porta a nuova vita facendogli gustare un divino "REFRAMING".


Appena Dio nasce in lei (Sara) , la sua anima sussulta , come sussulterà qualche secolo dopo il grembo di Elisabetta , cugina della madonna , in cinta del Battista , all'avvicinarsi del Cristo , appena concepito nel grembo di Maria . La gioia di Dio quindi si annuncia la "ebrietas " , l'ebbrezza , la gioia , abbrezza ma mai ubriachezza , essendo quest'ultima uno stato "malato" dell'anima , avvelenata dai desideri iniqui della mente egoica inferiore , l'Adamo terrestre mai soddisfatto , sempre in cerca di divertimenti , di riferimenti esterni inquinati da ansia di possesso . Dio lo si può accogliere e allora si trasforma in una risata , ma se si stenta di possederlo violentemente si trasforma in una smorfia di dolore .
L'ebbrezza , la gioia , la beatitudine , la risata , sembra unire tutti questi personaggi biblici , ma cosa in realtà li unisce ? Quale è il filo ( sutra ) che li lega ? Dove trae linfa questa ventata di eros divino che li investe e li attraversa ?


Genesi 9,20-27

20 Noè, che era agricoltore, cominciò a piantare la vigna 21 e bevve del vino; s'inebriò e si denudò in mezzo alla sua tenda. 22 Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e andò a dirlo, fuori, ai suoi fratelli. 23 Ma Sem e Iafet presero il suo mantello, se lo misero insieme sulle spalle e, camminando all'indietro, coprirono la nudità del loro padre. Siccome avevano il viso rivolto dalla parte opposta, non videro la nudità del loro padre.24 Quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, seppe quello che gli aveva fatto il figlio minore e disse: 25 «Maledetto Canaan! Sia servo dei servi dei suoi fratelli!» 26 Disse ancora: «Benedetto sia il SIGNORE, Dio di Sem; e sia Canaan suo servo!27 Dio estenda Iafet! e abiti nelle tende di Sem e sia Canaan suo servo!»


Beh atteniamoci al testo osservando che : egli ( Noè ) si < denudò in mezzo alla sua tenda > . Ora con il termine "tenda" notoriamente nella bibbia si indica il corpo . Noè ormai ha perso tutte le sue maschere , i falsi orpelli del piccolo/ego/faraone , andati definitivamente perdute nel corso del diluvio subito ; infatti i diluvi e le distruzioni bibliche come Babele , Sodoma , Gomorra , ecc , rappresentano l'andare in frantumi della vecchia personalità egoica , per lasciare il posto all"'Io Sono" trascendente , il Vero Sè , l'Uno , il Dio Interiore . La dis-struzione in senso biblico è la terapia divina per mandare in pensione le false illusioni , gli attaccamenti inutili , tutti strumenti di Maya (Vairagya) , proiezioni obnubilanti di Avidya , ignoranza spirituale .

Quando viene dis-messo tutto questo "falso" armamentario d'ignoranza , può allora , e soltanto allora rifulgere il " NOME " , cioè : IO SONO !
Il vero NOME che ogni essere porta chiuso in se,  coperto da una coltre "plumbea" di Avidya , NOME che trapela solo al momento della " DIKSA " ( Illuminazione ) introducendo al Samadhi  ( stato unitivo estatico ) .

Quindi l'ebbrezza di Noè è dovuta alla sua presa di coscienza in quanto "portatore " del NOME SUPREMO , l'IO SONO divino e trascendente , sperimentato all'interno della materia , il corpo .
I figli ( Sem , Iafet , e Cam ) non comprendono questa ebbrezza paterna , ancora non sono coscienti del NOME , e la considerano come ubriachezza , quindi cercano  , Sem e Iafet , di proteggere il padre di coprirlo con una coperta entrando nella tenda ma avvicinandosi a lui camminando a ritroso di spalle , per non vedere la sua nudità , in atto di rispetto formale , mentre l'altro , Cam  entrato per primo , irriguardoso e irriverente ,  vedendo il padre in quelle condizioni lo va a riferire ai fratelli irridendolo .
Al suo ritorno in sè il padre , saputo dell'accaduto elogerà Sem e Iafet e li benedirà , mentre redarguirà Cam e lo maledirà . Cosa è successo ? Perchè una reazione così forte da parte di un padre colto in un momento di particolare intimità ?


Nella tenda Noè fa esperienza di Dio , realizza la presenza del NOME in se , Cam il figlio irriguardoso entra nella tenda senza osservare " norme rituali " , come fanno invece gli altri due, Sem e Iafet , che entrano a ritroso portando una coperta , come un  paramento sacro sacerdotale per proteggersi dalla " forza divina " che scaturisce dal NOME . Fintanto che non si è pronti , che il corpo non è pronto , come " nuova otre " , sono necessari "accorgimenti" rituali per proteggersi da " irruzzioni " repentine del divino , proprio per evitarsi i danni che invece si procura l'altro fratello , Cam che invece cade maldestramente nella trappola di sempre , cioè il tentativo dell'uomo/donna di by-passare l'osservanza rituale necessaria , tentando la "direttissima" , strada molto pericolosa , di cui avevano fatto già la prova i suoi progenitori adamitici  .

La lettera ebraica " s " ( shin ) che compone "sem" ( nome ) la ritroviamo in uno dei figli , Sem appunto , avo dei " SEMITI " , cioè : PORTATORI DEL NOME !
Si evince , che siamo tutti "semiti " , in quanto figli di Dio , portatori del NOME !
Va da se che il piccolo/ego/faraone , un vero camita , odia a morte i Semiti , in quanto portatori di quell'IO SONO . Quando compare nella carne umana , trovando dei Noè , l'IO SONO decreta  la  fine ,  regno egoico inferiore , che  di tutto per ostacolare e ritardare in ogni maniera il suo " Avvento " definitivo , al punto di decretare una strage di innocenti , come hanno fatto puntualmente gli erodi di ogni epoca , rappresentanti incarnati del piccolo/ego/faraone. 
In questo quadro . l'ANTI-SEMITISMO si delinea  oltre che una odiosa forma di razzismo , anche e soprattutto come una "avversione " al NOME . Cam , in fondo , è un ANTI-CRISTO antelitteram !