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domenica 27 novembre 2011

L'APOCALISSE..... SCENEGGIATURA DI OGNI " MOKSA " (Liberazione)

L'Apocalisse di Giovanni è il libro che conclude la Bibbia. Partito dalla sua creazione nella Genesi , attraverso 72 libri ( dal greco Biblia = libri ) l'uomo approda all'Apocalisse , in un crescendo di saette , lampi , tuoni , fulmini , bestie orripilanti , dragoni fiammeggianti , ecc... ; insomma una sceneggiatura degna dei più rinomati thriller . Lo stesso termine ( Apocalisse ) passa nell'immaginario comune come sinonimo di distruzione . Ma è veramente così ? Infatti il termine correttamente tradotto dal greco significa : RIVELAZIONE ! 

A cosa è dovuta questa ambivalenza ? Semplicemente dal fatto che una distruzione in effetti avviene ; infatti va in frantumi , letteralmente in pezzi il piccolo/se egoico , legato alla nostra natura istintuale inferiore ( la bestia ) , per la sciar posta alla "rivelazione" della nostra natura superiore , il " VERO SE " trascendentale !

                                                                            Tutta l'ascesi (tapas) perseguita dagli yoghi e dai santi di ogni tempo , mira a liberarsi dalla schiavitù (=cattività) del piccolo/ego/faraone ( = jivatman = jiva/bestia  + atman/anima )  ,  l'anima  deve liberarsi dalla bestia , dal diavolo , cioè dalla sua natura-dvaita , "dualista " ( le corna del diavolo ). Solo quando si è liberata (moksa) da questa natura , l'atman si può unira al " Brahman " , Dio , principio " advaita " , non-duale :  UNO SENZA SECONDO !    

1 Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. 2 La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. 3 Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia 4 e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».

5 Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d'orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 
  
( Apocalisse 13,1-7)

Secondo la Scienza Iniziatica , esistono "egregore " (vedi mio articolo in merito) , cioè "forme pensiero" 
generate dai pensieri , dai sentimenti , dalle emozioni e dalle azioni cattive degli esseri umani . Questi serbatoi "karmici" sono le egregore , che possono essere "tenebrose" o "luminose" a seconda della qualità karmica accumulata . I chiaroveggenti che possono osservare tali egregore tenebrose affermano che esse si presentano sotto forma di animali feroci , che in fondo altro non sono che le proiezioni virtuali della nostra mente egoica inferiore . Dante entrando nell'Inferno incontra tali bestie mostruose e nouminose materializzate dai nostri residuati karmici inferiori non-redenti !



La bestia che emerge dal mare e quella che sale dalla terra appartengono a tali egregore !
A proposito della seconda egregora che sorge dalla terra , S. Giovanni dice che il suo nome è "seicentosessantasei" (666) , numero fatidico che ha visto impegnate generazioni di interpreti , che di volta in volta l'hanno affibbiato ai Nerone , agli Hitler , ai Napoleone ,  al protestantesimo , al vatcan . Il   comunismo , ecc...ecc... 

Per comprendere tale numero , il sei , è necessario studiarlo in relazione al cinque . Il cinque è il numero dell'Uomo "realizzato" , redento , trasceso , che disegnato con le braccia e le gambe aperte lo si inscrive nella " stella a cinque punte " ( pentagramma ) , cioè l'Uomo che si è sbarazzato del suo lato animale , il  "sesto elemento ", la coda . Il sei , dunque è il numero dell'animale . Il discepolo deve lavorare per instaurare in lui il numero cinque , attraverso la pratica delle cinque virtù :

Bontà , Saggezza , Amore , Verità , Giustizia 


E' per questo che i santi , i rishi , chiamano "tapas " , ascesi , anche " combattimento spirituale ". Lo Yoga stesso è combattimento spirituale al fine di dominare la "natura inferiore" con il suo bagaglio al seguito , uno zoo ambulante fornito di bestie di ogni sorta : astuzia , brutalità , violenza , voracità , sensualità , ecc...una natura animale molto potente perchè retaggio di un passato antico in cui è stata esercitata per permettere la sopravvivenza in momenti difficili . Come si può pretendere che tale natura (animale) sia cancellata di colpo e sostituita all'istante dalla intelligenza e dalla saggezza ?

Questo è ciò che l'Apocalisse chiama LA BESTIA ! Dove cercare questa Bestia ? Negli altri ? No , è in ciascuno di noi , interiormente , esteriormente , collettivamente . La vera comprensione è sapere che è in noi e che è la nostra natura inferiore , e su di essa si lavora con  le armi dell'intelletto , dell'anima e dello spirito . E' giocoforza liberarsi della Bestia ( Moksa ) altrimenti sarà lei a "divorarci" , come si legge sempre nell'Apocalisse : < Le dieci corna ( simbolo delle dieci sefire nere ) e la bestia odieranno la prostituta , la spoglieranno e la lasceranno nuda , ne mangeranno le carni e la bruceranno con il fuoco >
Sarebbe un grave errore balndirla e nutrirla ( la Bestia ) , perchè se non si è vigili , si finisce sempre per essere fatti a pezzi dalla natura inferiore dopo averla riscaldata , nutrita e coccolata ! 

Dall'interessante studio sulla Bestia  di una ricercatrice americana Mary Stewart Relfe :


”Poi vidi un’altra bestia che saliva dalla terra... Essa fece sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, ricevessero un’impronta sulla loro mano destra o sulla loro fronte, di modo che nessuno potesse comprare o vendere, se non chi aveva l’impronta, il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza! Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia; perché è un numero d’uomo. E il suo numero è 666.” ...l'apostolo San Giovanni era ebreo e scrisse
  

le tre teste della lettera ebrea "shin" -ossia "vav vav vav"- e questo equivale numericamente a "6 - 6 - 6" - Apocalisse 13:16-18). Mary Stewart Relfe suppose che, se il versicolo 17 del capitolo 13 della Apocalisse insisteva sul fatto che “nessuno potesse comprare o vendere” senza la marca di Satana, lei avrebbe dovuto orientare le sue indagini verso il mondo della economia. E lì s’incontrò con i codici di barra, un ingenioso sistema di classificazione informatica che è già impresso praticamente nella totalità dei prodotti che acquistiamo. Se ci deteniamo un’istante ad osservare uno di questi codici (il lettore può fare ora stesso la prova), vedremo come al principio dello stesso c’è una doppia barra, un poco più lunga, che non ha un sotto numero come le altre; propio nel mezzo c’è ne una altra uguale, ed una terza identica s’incontra alla fine del codice.

Orbene, Mary Steward, dopo aver localizzato l’impresa che aveva disegnato questo sistema, ha scoperto che cadauna di queste doppie barre simbolizza un 6, la chiave esadecimale che decodifica tutta la informazione accumulata nel codice. Si direbbe -secondo questa autrice-, che in ognuno di questi codici di barra si occultano tre 6; o, detto in un’altra maniera, una chiave 666 già controlla l’economia internazionale. In Belgio -ed in Svizzera- si è già pensato in identificare gli
appena nati marcandoli (per proteggerli dai furti di bebè, e dotarli di una Carta d’Identità epidermica, non smarribile) con un codice di barra, tatuato con tinta ultravioletta e perciò invisible all’occhio umano, sulla pelle. Lo si può leggere attraverso di un lettore laser, come quello presente nelle casse registratrici dei grandi supermercati (¡come una lattina di gazzosa!). Anche le imprese delle carte di credito, con alla testa la VISA, sono interessate in rimpiazzare le targhettine di plastica con questo nuovo sistema a prova di ladro; e che elimina il problema della identificazione di chi la utilizza.

Sembra che, siccome il supercomputer “La Bestia” di Bruxelles computa con gruppi di sei digiti in esadecimale, si adotteranno come numerazione tre “treni” di sei cifre esadecimali; espressi con un codice di barre ultravioletto; utilizzando le prime tre cifre per codificare il prefisso 666; che MasterCard utilizza già dal 1980. Il numero “6” compare frequentemente sopratutto dove ci sono transmissioni di dati, o riconoscimenti di codici di barre, per il seguente motivo: la sequenza esadecimale 6666... espressa in binario diventa 011001100110011001100110... che, vista in un grafico, è un’onda quadra con frequenza un quarto della frequenza di cifra. Serve per sincronizzare gli apparati di ricezione quando la transmissione è asincrona -ADSL-, cioè non è supportata da un “clock” diretto di riferimento (...in ebreo antico le tre lettere "vav vav vav" corrispondevano ai numeri arabi 6 - 6 - 6 ed in inglese si scriverebbero cosí: "w w w"; è la World Wide Web di Internet !!! ).
A tutti i codici di barre dei prodotti che ho in casa li antecede un 3 o 4 o 5 o … 7, ed a quelli delle riviste e dei libro un 8 o 9. Ignoro che identifichino le serie 0 o 1 o 2 però credo che la serie 6 sia riservata per le persone.

NON LASCIATEVI MARCHIARE !

Il “666” ed il potere monetario internazionale

- Il Nuovo Ordine Mondiale ed il nuovo sistema monetario -

Forse non abbiamo sempre di più la soffocante sensazione che nessuno potrà vivere -comprare o vendere- se non è alienato nel sistema? In ciò, come nelle altre cose, l’Apocalisse di San Giovanni è il libro con maggior verosimiglianza -a tanti secoli di distanza!- di tutti i testi profetici che si hanno dato all’Umanità. Due sono gli elementi per i quali, senza darsi conto (ricordiamo che le modalità della attuazione dell’Anticristo sono l’astuzia, l’apparenza, l’inganno), la nostra attuale civilizzazione planetaria beve il veleno della sua paralizzazione spirituale. Mediante l’economicismo del denaro e la transparenza, l’Umanità è caduta in una nuova rete di schiavitù. Si dice che il potere monetario internazionale ha confermato il ruolo del denaro come nuovo idolo di adorazione, per il quale l’uomo d’oggi vede solamente da un occhio (...o meglio detto è cieco -N.d.R.), E per questa schiavitù sacrifica tutta la sua esistenza. Ma ciò non è in se stesso molto significativo se non dovessimo aggiungervi un nuovo fattore, per il quale il denaro passa ad essere sintetico, ad essere sostituito da un biglietto di plastica informatizzato che permette effettuare transazioni in base ad un fondo di credito (...di “usura” -N.d.R.), e che perdipiù costituisce la chiave della nostra completa nudità. Questo sistema ci permetterà mettere il mondo ai nostri piedi, ai piedi della collettività, ma anche -come nel patto di Faust con Mefistofele- l’uomo finisce per incatenare la sua anima e la sua vita. Le carte di credito si convertono nelle chiavi della trasparenza, per le quali l’uomo, al perdere la sua intimità ed il suo segreto, si dichiara “città aperta”, una città non più già vulnerabile, sennò completamente arresa, indifesa, a la mercé di ogni classe di nemico di passaggio. La questione di questo commentario ha a che vedere con l’Apocalisse perché, come si è potuto dimostrare, la cifra “666”, il numero della Bestia apocalittica del quale parla San Giovanni, appare con una frequenza inaspettata, allarmante, in questo mondo. 


               




sabato 26 novembre 2011

ATTENZIONE ALLE IMITAZIONI.......


                                                     

                          Il Dito Alzato di Gutei

Sii vero a te stesso, perché solo la tua verità può condurti alla verità suprema. La verità di qualcun altro, chiunque esso sia, non potrà mai essere la tua verità. Hai un seme dentro di te. E solo se quel seme germoglia e diventa un albero, tu conoscerai una fioritura; in quel caso, avrai un’estasi e una benedizione che ti accompagneranno sempre e dovunque. Se però segui qualcun altro, quel seme rimarrà qualcosa di morto. E tu potrai anche accumulare tutti gli ideali del mondo, e avere successo, ma in cuor tuo ti sentirai vuoto, perché null’altro potrà mai riempirti – solo il tuo seme, allorché diventerà un albero, ti colmerà. Avrai la sensazione di essere appagato solo quando la tua verità sarà giunta a fiorita, mai prima di allora.

Era abitudine del Maestro Zen Gutei alzare un dito, quando rispondeva a una domanda sullo Zen. Un discepolo molto giovane iniziò a imitarlo, e ogni volta che qualcuno gli chiedeva di che cosa aveva parlato il suo Maestro, il ragazzo alzava il dito.

Gutei venne a saperlo e, un giorno, passando vicino al ragazzo proprio mentre stava alzando il dito, glielo afferrò, estrasse un coltello e glielo tagliò, poi lo gettò via.

Mentre il ragazzo fuggiva urlando, Gutei gridò: “Fermati!” Il ragazzo si fermò, si voltò e guardò il Maestro tra le lacrime.

Gutei aveva il dito alzato. Il ragazzo tentò a sua volta di alzare il proprio, e quando si rese conto che non c’era più si inchinò. In quell’istante si illuminò.


È una storia molto strana, e molto probabilmente la fraintenderai, perché comprendere il comportamento di un illuminato è la cosa più difficile del mondo.

I Maestri non fanno mai nulla di inutile, di superfluo, neppure alzare un dito… Gutei non lo alzava sempre, solo quando spiegava un interrogativo Zen – come mai? Tutti i vostri problemi dipendono dal tuo essere frammentato, dal tuo essere disunito, dal tuo essere un caos, dal fatto che non sei un’armonia. E cos’è la meditazione? Solo questo: raggiungere un’unità organica.

Le spiegazioni di Gutei erano secondarie; quell’unico dito alzato era la cosa più importante, quella fondamentale. In quel modo diceva: “Sii un’unità! E tutti i tuoi problemi si dissolveranno”. Quel ragazzo iniziò a imitarlo.

Ebbene, l’imitazione non ti può portare da nessuna parte. Imitazione significa che l’ideale proviene dall’esterno, non è qualcosa che accade dentro di te. In te hai un seme: se imiti gli altri, quel seme rimarrà qualcosa di morto.

Gutei dev’essere stato un uomo di estrema compassione. Solo per compassione si può essere tanto severi – l’imitazione doveva essere tagliata drasticamente. Il dito è solo simbolico. Il ragazzo doveva essere scosso in profondità, e il dolore doveva raggiungere la radice del suo essere. Un singolo istante di intensa consapevolezza, un espediente preziosissimo… 

Gutei urlò: “Fermati!” E nel momento in cui il ragazzo si fermò, non provò più alcun dolore. Solo per abitudine, quando il Maestro alza il dito, anche il ragazzo lo alza – ma non c’è più. E per la prima volta, il discepolo comprende di non essere il corpo – è consapevolezza. Egli è anima, il corpo è solo una dimora.

Tu sei la luce all’interno – non la lampada, bensì la fiamma.

venerdì 25 novembre 2011

SANNYASA.....LA GRANDE RINUNCIA




Il Sannyasa (parola sanscrita che letteralmente significa "rinuncia" o "abbandono") è una forma di monasticismo induista. Può essere intrapresa dai fedeli induisti sin da giovani, facendosi monaci e intraprendendo per tutta la vita la via spirituale, o negli ultimi stadi dell'asrama (la vita del fedele), solitamente oltre i cinquant'anni. I membri degli ordini sannyasa sono chiamati sannyasin o sannyasi. Questi ultimi conducono una vita senza possedimenti, praticando lo yoga e il bhakti, la preghiera alle divinità. L'obiettivo finale della vita monastica è il moksa, ovvero la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni e l'unione con il Brahman. Pochi sannyasin vivono in monasteri chiamati matha, i quali fungono più da centri di educazione, la maggior parte sono infatti vagabondi.

SAMKHYA

ll Samkhya (o Sankhya) è ritenuta la più antica delle sei Scuole di pensiero (Darshana) ortodosse, che riconoscono, cioè, l'autorità dei Veda.
Secondo questo sistema filosofico, l'intera realtà scaturisce dalla relazione fra due princìpi onnipervadenti ed eterni: Purusha e Prakrti. Il Purusha è il puro spirito, la monade spirituale perfetta e, pertanto, priva di qualsiasi attributo o caratteristica.


 Gli infiniti puri spiriti, i Purusha, sono spettatori, testimoni silenziosi di Prakrti (la natura) che è completamente pervasa da tre qualità costitutive, i Guna: Sattva, Rajas e Tamas , che entrano nella composizione di qualsiasi manifestazione della natura e che corrispondono, rispettivamente, alla leggerezza, luminosità, all'attività , dinamismo e alla pesantezza , oscurità . Quando la quiete della Prakrti, cioè l'equilibrio fra i tre guna, viene alterata, si ha l'inizio di un nuovo universo e, quindi, l'avvio evolutivo del mondo manifesto. Questa alterazione dello stato originario di quiete è dovuta alla stretta vicinanza tra Purusha e Prakrti e causata dalla relazione intercorrente fra questi due princìpi. 


Il Purusha va infatti considerato come il perenne ispiratore che, con la sua sola presenza, dona coscienza e vitalità all'intero creato e che, all'interno della singola manifestazione e quindi dell'uomo, diviene anima e assume l'aspetto di colui che conosce e non agisce. La Prakrti, invece, con l'imperfezione che la contraddistingue, è un ente agente e non cosciente. Lo stato di assoluto isolamento (Kaivalya) del sé rispetto ai tre mondi - terreno, intermedio e divino - consiste nel riconoscere la diversità fra questi due enti attraverso la conoscenza dei 25 princìpi che strutturano il sistema Samkhya.
La filosofia Samkhya è un dualismo realistico che, per effetto della necessità logica di stabilire l'eternità e l'onnipervadenza sia del Purusha che della Prakrti, riconosce pari dignità ai due princìpi. Il primo dev'essere inteso come principio spirituale e perfetto mentre il secondo è un principio indeterminato e imperfetto. Il suo fine più immediato è quello del superamento della sofferenza per mezzo della conoscenza, cui segue l'aspirazione all'isolamento.
La scuola del Samkhya è la prima a proclamare l'indipendenza della ragione umana dalla rivelazione, come avviene, ad esempio, nelle Upanishad. Il puro spirito, l'anima universale, il sé impersonale che alberga in ciascuna manifestazione della natura è dunque, secondo questo darshana, libero dal susseguirsi delle reincarnazioni e sempre uguale a sé stesso. Ciò che cambia e rinasce è invece l'anima individuale, il corpo sottile, che, in quanto essenza già presente nella quiete originaria della Prakrti, ha la possibilità di evolvere fino al conclusivo isolamento dalla materia, svincolandosi definitivamente dal ciclo delle rinascite.

SINTESI DELLO YOGA NELLE PAROLE DEL MAESTRO JAI UTTAL


INTRODUZIONE ALLA PRATICA DEL BHAKTI YOGA E DEL KIRTAN (MANTRA) DEL MAESTRO JAI UTTAL IN OCCASIONE DI UN SUO CONCERTO IN PUBBLICO.




ATTRAVERSO LE SUE ISPIRATE PAROLE, JAI UTTAL TRACCIA UNA BELLISSIMA SINTESI DELLO YOGA IN GENERALE, DEI MAESTRI INDIANI, DELL’ IMPORTANZA DEL MANTRA E DEL BHAKTI YOGA, NONCHE DEL SIMBOLISMO PROFONDO DEGLI ASPETTI DEL DIVINO, NELLE   SUE  DIFFERENTI MANIFESTAZIONI NELL’UNIVERSO.

La traduzione in Italiano è sta realizzata grazie alla preziosa collaborazione di Cristina Candioli  – nostra amica e socia (di madrelingua inglese) - iscritta al Corso Internazionale di Formazione Insegnanti Yoga, organizzato dalla nostra Associazione in collaborazione con la C.U.I.D.Y., Confederazione Ufficiale Italiana dello Yoga; la E.Y.F., Federazione Europea Yoga  ed  il World M.Y.A. Movimento Mondiale per la Diffusione dello Yoga e l’Ayurveda.



Nel secondo brano del C.D. Jai Uttal canta i primi versi del Mantra:
"...Hari Om!...Hari Om! ...Guru Om!...Guru Om!...Sia Ram! Sia Ram ecc...." 

Poi inizia a parlare al pubblico conveuto al concerto:


"...Salve a tutti! "

Il mantra che ho appena cantato è un invito ed una invocazione agli Spiriti guida, ai cari amici, agli Angeli e a tutti coloro che ci aiutano, affinché si uniscano a noi nella pratica del Kirtan. Quando pronuncio le parole “ ...Sia Ram”...dico: io vedo Sita, la Divinità infinita che si manifesta nella Creazione, e vedo Ram, Colui che tutto pervade, la fonte non manifesta di tutta la Creazione.

In ogni volto che osservo, in ogni sguardo che incontro io vedo Sita e vedo Ram, e quindi vi dico “Namastè”, benvenuti, benvenuta a Sita e benvenuto a Ram!

Quando canto “Om Guru, Om Guru” chiedo al mio Guru e al Principio del Guru Universale, che è quella energia che ci conduce verso la luce, Colui che rimuove l'oscurità interiore nelle nostre coscienze...di venire presso di noi, di cantare attraverso di me, attraverso noi tutti, per insegnarci e portarci verso la Saggezza e la Luce interiore.

Molti secoli fa, in India, vivevano degli esseri straordinari chiamati Rishis, o sapienti, che svilupparono dei sistemi in grado di portare l’essere umano a più diretto contatto con i diversi piani d’esistenza elevandoli fino ai massimi livelli di Coscienza Superiore.  Questi sistemi, che vennero chiamati Yoga, aiutavano gli esseri umani ad accordare le loro menti, i loro corpi, le loro vite e le loro anime...

Erano pratiche volte ad armonizzare le energie del corpo, a essere più in accordo con la natura e le sue forze, e miravano a calmare la mente ed a focalizzare il respiro. Molte di quelle pratiche sono andate perdute; oggigiorno molti pensano allo yoga come ad un sistema di esercizi puramente fisici, ma in realtà lo Yoga, nei suoi vari rami e metodologie, è davvero molto di più! Riguarda tutto il nostro essere, lo scopo della vita e la relazione con il Se Universale!

Tutti gli Yogis avevano compreso che una delle parti più importanti dell’essere umano è il cuore, centro delle emozioni. Possiamo allenare il corpo come forsennati, possiamo diventare ultra intelligenti, ma che fare delle nostre emozioni? Le emozioni sembrano nascere e morire, procedono incessanti come le onde del mare e nessuno sa mai cosa avverrà delle proprie emozioni.

Cerchiamo di controllare le nostre emozioni, tentiamo di naconderle, di reprimerle, ma gli antichi yogis sapevano bene che questa non era la maniera giusta. Sapevano che le emozioni hanno un ruolo cruciale nel portare gli uomini verso una divina consapevolezza, e le emozioni sono un potenziale enorme! Ed è per questo che è necessario imparare a gestirle al meglio, per il bene nostro, dei nostri cari e dell'umanità tutta... 

Quindi, piuttosto che sbarazzarci delle emozioni dobbiamo utilizzarle perchè sono il nostro carburante, la nostra energia. Le emozioni sono ciò che Dio ci ha dato per parlare con lui! E cosi nacque il Bhakti Yoga.

La parola bhakti viene in genere definita come devozione, anche se credo che in Occidente abbiamo una visione ristretta del suo significato. Per devozione noi intendiamo in genere sottomissione o asservimento, ma in India, il paese da cui proviene questa tradizione, il termine bhakti indica, e credo in maniera più accurata, una relazione che sia la nostra relazione con il Divino, la nostra personale relazione con la nostra anima o con l’Universo infinito, con l’Assoluto.

Inoltre tutte le emozioni che entrano in gioco in queste relazioni sono valide, sono emozioni che vengono toccate, purificate ed elevate nel Bhakti Yoga.

Sappiamo che quando ci innamoriamo l’amore non è affatto un sentimento monocromatico! Chi tra noi è stato innamorato sa che l’amore ha innumerevoli colori, e tante sfumature...Nell’amore c’è il desiderio, la paura – c’è tanta paura nell’amore! C’è la gelosia, la ricerca dell'altro, dell'altra...c'è lo struggimento per  l’altro!
L’amore contiene l’estasi e la magia assoluta dell’attimo nel quale l’individuo si dissolve nell’infinita unità...
Sono tutti aspetti dell’amore.

Allo stesso modo nel Bhakti Yoga noi abbracciamo l’intera gamma delle emozioni, e troviamo infatti molte pratiche nel Bhakti; questo perché gli yogis ritenevano che la sfera delle emozioni fosse qualcosa di immenso, senza limiti; infatti riguarda tutti i nostri sentimenti, la nostra mente, la nostra psiche...la nostra anima!
Qunindi non c’era una visione circoscritta negli insegnamenti di questi grandi maestri del passato o contemporanei...  

Loro dicevano che puoi danzare con Dio, puoi preparare del cibo per Dio, sentire uno struggente amore per Dio, scrivergli delle poesie, dipingere per Lui... poiché, dopotutto, chi è Dio, se non l’intera Creazione che si  manifesta intormo a noi!?!
Ma, forse più importante di ogni altra cosa, noi possiamo cantare con Dio! Ed è da ciò che deriva il Kirtan, i canti che ascolterete su questo album e che canteremo insieme.

Il “Samkirtan” (La pace interiore che sgorga attraverso il canto ed eleva l’anima), è il processo del cantare che origina dal cuore e non dalle labbra o dalla lingua solamente, ma è l’espressione della gioiosa commozione che scaturisce dal cuore quando la gloria di Dio e della Sua Creazione viene  ricordata nel canto…

 Solo in tal modo si realizza la spontanea manifestazione dell’estasi interiore che non bada alla lode o al biasimo, non ricerca l’ammirazione o l’apprezzamento degli ascoltatori, ma solamente cantare per la propria gioia e soddisfazione di esprimere tutto se stesso in questa  straordinaria forma che tocca profondamente la nostra anima e tutto il nostro essere!  Solo il “kirtan” (canto), di questo tipo superiore può chiamarsi “Samkirtan”! 

Il Kirtan, quindi, include la ripetizione degli innumerevoli nomi delle tantissime divinità, sia maschili che femminili del vasto Pantheon indiano. Nell’Induismo, la tradizione dalla quale viene questa pratica, tutti i nomi sono considerati dei Mantra potentissimi e degli strumenti antichissimi per svelare quel profondo canyon, misterioso e sconosciuto, che contiene tutte le nostre emozioni  e aspirazioni.

E quasi non importa quale nome scegliamo, quale mantra cantiamo, sono tutti un canale per le nostre aspirazioni o preghiere inespresse, un mezzo per navigare il “Fiume della vita” e per addentrarci nell’acqua che ci conduce a quella Fonte cosmica, divina e infinita…

Il Kirtan viene quindi praticato da tempo immemorabile, da milioni di persone...da svariati secoli...ed ogni parola si è arricchita di infinita energia! Ritengo che nel tempo la musica sia cambiata parecchio, molta musica che faccio io è moderna eppure i Mantra e le parole che recitiamo vengono cantate da secoli e secoli.
Questi Mantra venivano  cantati da persone che lodavano Dio pieni d’estasi, da chi piangeva disperato, da chi sedeva e con infinita pazienza ripeteva il nome di Dio; tutti alla ricerca della connessione dei loro cuori con quel Grande Infinito Cuore!

Molti di noi coccidentali non sono abituati a cantare, si vergognano e si sentono inibiti quando cantano di fronte ad altri. Nella vita molti di noi non sanno come esprimere le proprie emozioni; normalmente abbiamo a disposizione solo una gamma ristretta di emozioni che ci possiamo permettere di provare, e nelle quali ci sentiamo a nostro agio.
Eppure, wouh! Abbiamo così tanto dentro di noi!

E più riusciamo a esprimerci...più riusciamo ad aprirci al mondo e alla vita, più riusciremo a liberarci dalle tensioni, dalle ansie e dalle proccupazioni...e più diventeremo ricchi interiormente! Tutti noi, le nostre vite ed i nostri cuori e la nostra mente, allora,  si espandono, si elevano sempre più! 
Ed il canto è uno strumento così incredibile e potente per liberare le emozioni che molti non conoscono neanche! Solo così avviene che la voce, unita ad un respiro a pieni polmoni, tocca direttamente quel pozzo interiore delle emozioni e delle turbe mentali, purificandoci...

All’inizio, ribadisco, quando cantiamo, potremmo sentirci intimiditi...anche a me capita quando inizio a cantare…poi si comincia e gradualmente le nostre “finestre chiuse” interiori si dischiudono; la porta del cuore si apre e maggiormente riusciamo ad allontanare le nostre inibizioni, il nostro auto-giudizio, le nostre autocritiche, e, finalmente il nostro ego si quieta...e allora entriamo sempre più in uno stato di pace, di armonia interiore e con tutti.

…Ad esempio, all'inizio, ci preoccupiamo di come sembriamo quando cantiamo, ci preoccupiamo di chi ci ascolta…poi, iniziando, man mano, ci si abbandona alla pratica e sempre più  l’esperienza diventa entusiasmante e ricca di sensazioni profonde!

Per alcuni di noi questa esperienza può sembrare molto strana, nuova ed esotica, ma vorrei lo stesso invitare voi tutti a provarla, a sperimentarvi e, se possibile, mettere da parte per un attimo la nostra, la vostra mente analitica e iniziare a cantare!

La cosa più importante, ripeto, è non essere critici con voi stessi; tutto ciò che provate è assolutamente valido, è assolutamente perfetto!
A volte cantando, io metto la mia mano sul cuore e ascolto la vibrazione prodotta dalla mia voce, lì, proprio sul centro del mio cuore...e sento in tutto il mio essere l’energia che cresce...e allo stesso tempo canto più forte, più intensamente...e canto esternamente le parole e canto anche internamente con passione...

E sempre più, tutto questo, molto dolcemente, mi conduce verso quel luogo…verso quel vasto “Oceano” di sensazioni divine racchiuse dentro me…dentro di noi. E quando parlo di “sensazioni divine” intendo tutte le sensazioni, umane e divine,  divine e umane che sono dentro tutti noi! ...Quindi, perché riteniamo che ci possa essere  una qualche differenza in tutte queste nostre manifestazioni interiori?

Ho sentito per la prima volta il Kirtan da adolescente, a New York. Abitavo a Manhattan e quando sentii degli album di musica folk e tradizionale indiana tutto ciò mi catturò totalmente!...Furono i suoni e le voci a rapirmi e a sollevarmi e, più di tutto, quell’incredibile anelito e desiderio di pace...di amore...di sublime....che udivo nel loro canto.

Cosi, all’età di 19 anni andai in India e tra tutte le cose meravigliose che mi accaddero la più incredibile fu l’incontro con un santo indiano, un Guru chiamato Neem Karoli Baba.
Era un uomo semplicissimo per moltissimi aspetti; indossava un telo bianco e sedeva su una panca di legno, mentre sorrideva e parlava e ripeteva il nome di Dio, dicev: Ram, Ram, Ram!
Ma la sua presenza era così magnetica e potente da riuscire a toccarmi profondamente nel cuore ed a stravolgermi interiormente, profondamente!  Questo Maestro mi illuminò la mente ed il cuore e mi fece intraprendere un nuovo sentiero di vita…

Attorno a Maharaj, (il titolo onorifico di un Guru illuminato) risuonavano le voci di persone che cantavano Samkirtan; si sentivano anche da lontano, per le strade anche attraverso gli altoparlanti, e la sua musica era cosi appassionata e commovente che volevo ascoltarla sempre più! ...E desideravo solo imparare a conoscerla meglio.

E mentre sedevo accanto a questo Santo uomo, che era l’incarnazione di un vastissimo Amore, tutte le benedizioni di questo meraviglioso essere spirituale toccavano il mio cuore in una maniera che è impossibile a descriversi.

E così ascoltando il Kirtan tutto il tempo appresi un modo per esprimere ciò che era racchiuso nel mio cuore.
Oltre a tutto ciò, il mio Guru Maharaji adorava il Kirtan e quando cantavamo tutti insieme sentivo che, allo stesso tempo, stavamo donando qualcosa a lui e allo Spirito universale e nel contempo ricevevamo tutti grande energia interiore, grande passione.
E ciò accade perchè, quando apriamo i nostri canali psichici, a noi viene regalata ogni cosa...Dio ci dà il nutrimento interiore, ci da il respiro e la vita!  Quindi, che cosa possiamo donare noi in cambio a Dio?

Maharaji mi ha benedetto donandomi la Bhakti! (La devozione sincera, profonda…). Egli ha piantato in me i semi della Bhakti, ha attivato in me una grande energia! E mi ha fornito degli strumenti per continuare a far crescere quei semi. Mi sento molto fortunato di aver ricevuto tutto questo e di poterlo condividere con voi...

Al alcuni di voi potrebbe sembrare sconcertante cantare canzoni dedicate a centinaia di diverse divinità indiane, maschili e femminili. Divinità con la testa di elefante! Dività con il viso da scimmia! Dee con otto braccia e Dee che cavalcano delle tigri, dei cigni e altro ancora! Ma tutto ciò è profondamente insito nella molteplicità dei simboli divini nella tradizione induista.

Dopotutto perchè dovremmo ritenere Dio come qualcosa di diverso rispetto al creato, a noi stessi, ai nostri cari e alle persone che conosciamo ed a tutti gli esseri!?!
Come esseri umani noi abbiamo innumerevoli sfaccettature, tanti aspetti e volti, abbiamo tanti modi di essere nel mondo e innumerevoli colori  sono racchiusi dentro di noi… Non è lo stesso per Dio…nelle Sue varie espressioni di Manifestazione e di Potenza?

Io credo che l’ Essere Universale, l’ Unità universale, si manifesti in maniera che noi possiamo relazionarci con Lui, o con Lei, in particolar modo con tutta la gamma delle nostre diverse emozioni che proviamo...

...Tra le mie divinità preferite, e tra i miei migliori amici, per me c’è Hanuman, il Dio dal volto di Scimmia! (...questo ovviamente è un simbolo che si rifà agli antichi abitanti primitivi di quelle regioni, di colore scuro). 
Hanuman è un essere così vasto...così imprevedibile e misterioso, che è quasi impossibile descriverlo con poche parole!
Hanuman è il simbolo della totale abnegazione, della devozione e del servizio assoluto, al Divino!

Hanuman è pronto a fare qualsiasi cosa per Dio...per servirlo! Allo stesso tempo, però, è anche un ferocissimo guerriero; è
l’ acerrimo nemico dei demoni dell’ignoranza, dell’egoismo, della violenza e di coloro che manifestano la totale noncuranza dell’Io Supremo! Questo dimostra che ci sono moltissimi contenuti da considerare per comprendere i differenti aspetti delle divinità dell’Induismo.

Hanumam è il figlio del Dio del Vento, del Soffio Divino ed è conosciuto anche come il Respiro di Ram! La Forza vitale, l’Energia cosmica che ci collega a Dio, all’ Infinito!

Tra le divinità più popolari in India e anche tra i più conosciuti in Occidente troviamo Ganesha, il Dio dal volto di Elefante. Anche questo carico di simbolismo! Ganesha viene sempre invocato all’inizio di ogni impresa e di ogni prova perchè è il Dio che rimuove gli ostacoli.Ganesha è il depositario della Saggezza e conferisce la Conoscenza divina, è dotato di pazienza infinita e rappresenta anche l’elemento Terra, le radici.
Infatti, viene detto: ”...Come possiamo procedere e andare avanti nella vita finchè non abbiamo fatto pace con le nostre radici, le nostre fondamenta”?

....Nel mio CD ci sono anche parecchi Kirtan dedicati a Radha e Krishna, Radhe e Govinda e Radhe e Sham.
Radha e Krishna sono gli amanti divini; Radha è la Dea, l’incarnazione di tutti i sapori e gli aromi dell’amore…è il momento in cui il cuore è in piena fioritura e i frutti più carichi sono pieni di nettare... Questo è  il simbolismo di Radha!
E Krishna, detto anche Govinda, o Sham, (colui che da la gioia, l’amico interiore Divino) è la forza assoluta e non manifesta della Creazione, del Creatore! E' la Divinità vista come il nontro più intimo e caro amico/a!

Quando pensiamo, quindi, a Radha e Krishna, Radhe e Govinda, Radhe e Sham, ci riferiamo agli aspetti più romantici delle emozioni umane che rappresentano il nostro intimo, quel luogo interiore nel quale desideriamo, aneliamo ricongiungerci con l’Amato, e insieme al nostro prediletto,  ci distacchiamo da tutti i nostri attaccamenti e desideriamo solo, vicini volto a volto, abbracciare l’Amato, l’Amata…
Quando Krishna suonava il flauto tutti coloro che sentivano tale melodia perdevano ogni attaccamento verso i problemi dell’esistenza terrena, tutto si dissolveva come fumo, come vapore, e diventavano Radhe, Radha…esseri pieni di amore per tutto e tutti!

In India, nell’area nella quale Krishna e Rada vengono ancora adorati, le persone sono solite rivolgersi tra di loro salutandosi e chiamandosi: Radhe! Radhe! E’, infatti, un altro modo di dire Radha. Non si salutano, quindi, dicendosi: Ciao John, Jo, Mary ecc. bensì dicono: “Radhe! Radhe! Radhe!” Chiamandosi in tal modo con il nome della Dea, chiamandosi amato, amata. Questo perchè noi siamo tutti gli amati di Dio e tutta la Creazione è il desiderio della Dea  di ricongiungersi con Dio…

Troviamo poi il Dio Shiva, il Distruttore, il Trasformatore! Colui che rappresenta  l’Energia primordiale della trasformazione! Shiva...Mahadeva (Il Grande Dio), sono tutti i diversi nomi di Shiva;  ed ancora: Nataraj, (Il signore della Danza Cosmica), Shivaraj, (il Fausto Signore dell’Universo); sono i tanti nomi per indicare quella potente onda di trasformazione continua, il maremoto ed il vento del cambiamento; il Grande fuoco che purifica e trasforma tutto l’Universo, nelle sue molteplici espressioni e manifestazioni!

Shiva è tutto ciò!...E' quella potentissima forza che produce mutamento..! E ci riferiamo a lui come al Distruttore perché cancella ciò che è scritto sulla lavagna così che nuove opere possano essere scritte! Egli distrugge tutto affinché la rinascita possa avvenire all’istante.!
Ed è tutto ciò che accade dentro di noi, ogni secondo, in ogni millesimo di secondo, in tutte le nostre cellule, in tutto il nostro essere...in tutti gli esseri sulla nostra Terra e nell'Universo infinito! ...Creazione, Conservazione, Distruzione e Trasformazione!

OM  NAMAH  SHIVAYA!  OM  NAMAH  SHIVAYA!  OM  NAMAH  SHIVAYA!

In questo CD abbiamo anche dei mantra rivolti a Durga, a Kali, che sono entrambi sinonimi della Divinità vista sotto l' aspetto del Principio femminile creatore manifesto; Durga e Kali  ci possono aiutare a vincere la collera, la furia distruttiva e tutti quegli aspetti e tendenze più negativi della personalità e dell'animo umano! 
Durga, Kali, Parvati, Shakti e molti altri sono i vari nomi dell' Energia femminile, la manifestazione nel fenomenico del Principio creatore, considerata anche  la sposa di Shiva.

Nei vari dipinti o sculture indiani Kali e  Durga vengono raffigurate mentre cavalcano tigri e cavalli e vanno alla carica nella battaglia; impugnano le armi per distruggere, recidere, estirpare, appunto,  gli aspetti negativi del nostro ego;  per questo esse hanno delle  espressioni feroci sul volto.

Kali brandisce la spada ed è coperta dal sangue della testa recisa dell’ego; a volte la Madre universale si manifesta totalmente piena d’ira, perchè il potere del nostro io, del nostro ego è così forte, distruttivo, tenace e ingannevole che produce tanto male tra gli esseri umani, tra noi…i suoi figli!
Ma questi simbolismi sono utili a comunicare tali messaggi anche alle genti umili, non colte…perché tutto è utile e necessario per il raggiungimento della nostra liberazione; la Dea ci aiuta così a diventare liberi dalle negatività interiori ed elevare il nostro spirito. 

Si narra infatti che quando guardiamo davvero intensamente negli occhi di Kali... "negli occhi del mondo..." allora tutte le brutture del mondo, le nostre brutture e tutti  gli orrori  umani si tramutano nella "Visione meravigliosa del Suo volto" che diviene di una mirabile bellezza e Luce assoluta! E' la meraviglia della Creazione intorno a noi!

...Perché  la nostra Terra, tutti gli esseri, tutto il Mondo, tutto l'Universo,   sono una Creazione Meravigliosa...Straordinaria...Fantastica....Infinita! …E io ritengo che sia proprio questa l’essenza della Bhakti! Ed il vero cuore di questa pratica è l’abbandonarsi ad essa…

 Ogni volta che canto e recito un Mantra, sia che canto Krishna, Shiva, Hanuman, Ram, Sita o altri, dico anche una preghiera: “Che la mia volontà personale, il mio ego, si dissolva nella Grande Volontà Unica, nell’Immensa Coscienza Universale…

Che io possa offrire a Te oh signore, a Voi oh Dei tutti i miei desideri, i miei sogni, le mie motivazioni e ragioni.. tutto! E che sia fatta la Tua volontà, non la mia…”

 Secondo me questo è l'essenza della nostra pratica e della nostra vita...il cuore di tutto! E quando canto penso al mio Guru, per me il vero canale che mi conduce al Mondo e a Voi qui oggi convenuti! 
Tutto l’Universo è racchiuso anche nel mio cuore, nel nostro cuore!!!

HARI OM!   HARI OM!  HARI OM!
 Jai Uttal     

 ( Adattamento di R. Mattei )