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martedì 25 ottobre 2011

ZACCHEO.....UN REFRAMING "RICCO" DI ENTUSIASMO




ZACCHEO: DAL BISOGNO ALL’INCONTRO
Dal Vangelo di Luca: 19, 1-10
[1] Entrato in Gerico, attraversava la città. [2] Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, [3] cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. [4] Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. [5] Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". [6] In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. [7] Vedendo ciò, tutti mormoravano: "E' andato ad alloggiare da un peccatore!". [8] Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto". [9] Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; [10] il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".
Zaccheo, un capo dei pubblicani e un ricco. E’ un appaltatore benestante che riscuote tasse in un importante centro doganale di frontiera. Egli, secondo la mentalità corrente ha tutto: potere e denaro. Può dirsi un "uomo arrivato". Ha fatto carriera. Potrebbe accontentarsi.
Il suo desiderio di vedere Gesù è sorprendente. Che cosa lo avrà spinto a ricercare l’incontro con lui? Solo la curiosità? Fosse solo questa anch’essa tuttavia nasconderebbe sicuramente una inquietudine e una insoddisfazione. Si rendeva conto che il potere e il denaro non gli procuravano la pienezza del vivere, la gioia e la serenità che per fortuna non si era stancato di ricercare. Zaccheo sente il desiderio di andare oltre, di non arrestarsi, di non accontentarsi del meno. Probabilmente tante volte avrà pensato al significato della vita, al suo perché, al suo come...
In una parola: era insoddisfatto. Non gli bastavano più discorsi fatti e ripetuti, scontati. I discorsi fatti dai "sapienti" farisei o dagli amici ricchi e potenti...
Ma non sa neppure lui cosa cercare e dove cercare... si accorge che non basta la sola intelligenza, l’esperienza, la cultura... perché egli sta cercando la vita!
E cerca di vedere Gesù. Vuole vedere Gesù. Di lui gli saranno giunte alle orecchie parole strane e inaspettate: beati i poveri... i miti... gli afflitti... gli affamati di giustizia... Parole per lui inconsuete. Ma forse proprio per questo affascinanti, nuove, diverse. Chi sarà colui che afferma queste cose? E... se fosse proprio lui quello che cerco? Un dubbio (il valore di un dubbio!).
Nonostante tutto egli non riesce a vedere Gesù.
Esistono tra lui e Gesù delle barriere:
- la folla
- la sua piccola statura.
Quella gente che lo ossequia, che lo teme, ora è un ostacolo al suo desiderio. Fino a quel momento non si era accorto di quanto poteva essere un impaccio al suo cammino. Il suo desiderio rischia a causa di essa di restare inappagato.
Si rende conto che non gli è possibile vedere Gesù se non staccandosi dalla folla, correndo avanti, e cercando un appiglio su cui poter aggrapparsi per ovviare alla propria statura carente, e un sicomoro fa proprio al suo caso.
Zaccheo dunque corre avanti, sale su un sicomoro. Gli impedimenti lo hanno reso ancor più determinato. C’è in gioco la sua vita. Non gli importa ora di offrirsi al ridicolo, o di preoccuparsi di quello che ... avrebbero detto di lui.
Si rende conto che egli deve creare delle condizioni perché l’incontro avvenga. E non bisogna perder tempo perché Gesù sta passando e chissà se capiterà ancora un’occasione come questa! Zaccheo ha trovato un modo per rendere possibile l’incontro.
Ora non deve far altro: l’iniziativa non è più in mano sua. Egli ha fatto tutto il necessario.
Ed ecco Gesù alza lo sguardo verso di lui. E’ l’incontro tra il desiderio di Zaccheo e quello di Gesù. Oggi devo fermarmi a casa tua.
Oggi: (semeron) indica il momento della salvezza, (kairòs) che è giunto anche per lui pubblicano e peccatore.
Devo: (dèi mee meinai) indica la volontà di Dio, alla quale Gesù si adegua per adempiere l’opera per cui è stato mandato: che nulla vada perduto!
Fermarmi: (meìnai) questo "restare" che sta ad indicare il desiderio di una amicizia, di una comunione e relazione personale.
A casa tua: ricevere il Cristo nella propria "casa", o "entrare nel suo Regno" sta sempre ad indicare lo stesso e unico mistero di una unione vicendevole.
Da questo incontro scaturisce per Zaccheo una vita nuova: in fretta scese e l’accolse con gioia.
Fretta: è il kairòs, momento irripetibile, che non si deve lasciar sfuggire.
Gioia: ha scoperto finalmente la realtà che può riempire la sua vita.
Ha finalmente toccato con mano la salvezza: è entrata proprio in casa sua.
Ormai non è più quello di prima. Come segno di conversione egli si impegna a ridonare il quadruplo, egli sceglie dunque il di più. Non gli basta più accontentarsi del meno.
Gesù è divenuto il punto di riferimento della sua vita.
CONFRONTANDOMI
Il tempo che il Signore mi dona è una grande ricchezza di cui a volte non ne ho coscienza. Il tempo è il luogo della decisione e dell’incontro, è il tempo concessomi per la conversione.
- Corro sempre il rischio di impostare la vita in modo errato, su falsi binari "morti": Dove trovare la certezza della buona impostazione della mia vita?
- Ho sperimentato momenti di vuoto, insoddisfazione, che forse mi hanno fatto paura? Ho scoperto in questo un mondo di sentimenti, di attese, possibilità che in qualche modo mi oltrepassa? Perché mi accade questo? Che senso ha?
- Ho preso coscienza che tante risposte che finora mi sono dato non sono più sufficienti? Potrei forse essere tentato di arrestarmi, ormai deluso, e non cercare più nulla, tanto... tutto è vanità.
Ma se questa inquietudine rimane mi chiedo allora se, come Zaccheo, io debba andare ancora oltre ciò che finora ho vissuto, visto, conosciuto, sperimentato, al fine di comprendere di più, di conoscere il mistero di quell’uomo, di approfondire quella che potrei definire la mia inquietudine.
Una cosa è sicura: se resto tra la folla e se pretendo di poter "vedere" con la piccola statura che ancor oggi mi ritrovo, sono certo che non arriverò a nulla, sarò solo trascinato.
Voglio riuscire a vedere sempre più da vicino quell’uomo che ha detto di sé: "Io sono la via, la verità e la vita". Voglio fare questo incontro.
C’è tutta una storia che mi testimonia come tante vite sono state trasformate dall’incontro con Gesù: che quest’incontro può essere decisivo, significativo, alternativo a tante vite vissute al di sotto delle loro possibilità.
Quest’incontro è però ostacolato da tante cose, come per Zaccheo...
Un certo modo di gestire la mia vita segnato da cultura, moda, lettura della storia e della realtà che ho assorbito dal mondo senza accorgermi...
Mi riesce così difficile fare silenzio e chiarezza dentro di me: nel mio interno si agitano una marea di pensieri, desideri, bisogni, a volte così contrastanti...
C’è parecchia folla, ovvero confusione in me...
E poi perché rischiare di cambiare? Perché rischiare di restare solo?
Correre avanti,
salire su un sicomoro.
Cosa significa questo per me in questo momento preciso?
Non significa forse il sottrarmi al rischio che questo momento di grazia, questa possibilità, passi inutilmente accanto a me?
Devo correre avanti, appostarmi per rendere possibile l’incontro. Lui rispetta moltissimo la mia libertà: se non vede il mio desiderio di incontrarlo passa oltre: ne soffrirebbe troppo ma passerebbe oltre, lasciandomi così come sono.
Un sicomoro. Uno strumento che fa’ proprio al caso e che mi ritrovo a portata di mano e raggiungere il mio scopo... innalzarmi per poterlo vedere...
Devo far di tutto per identificare il mio sicomoro: la natura? il silenzio? un amico? una Chiesa? la comunità? la preghiera? i sacramenti? o altro ancora...
Con una certezza però: che la mia determinazione sarà la via per questo incontro.
DI CONSEGUENZA
Il correre avanti e il salire sul sicomoro permettono a Zaccheo di mettersi in sintonia con lo sguardo di Gesù. Questo era quello di cui Zaccheo aveva bisogno, perché c’era folla e perché era piccolo di statura.
1. Mi propongo di identificare con chiarezza la "folla" che crea confusione dentro di me e mi ostacola nell’incontro con Gesù che solo può far rinascere in me la vita.
2. Mi propongo di identificare il "sicomoro" di cui ho bisogno. E di incominciare ad organizzare un programma di vita perché la folla non mi risucchi e trascini lontano dal passaggio del Signore e il sicomoro sia realmente uno strumento al quale ricorrere con costanza perché al mio sguardo fisso su Gesù possa corrispondere il suo invito a scendere e a entrare nella mia vita.

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