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sabato 19 aprile 2014

L'ULTIMA CENA : QUANDO IL SATTVA SI FA CARNE




Bouts - Pala del Santissimo SacramentoDieric Bouts, artista fiammingo del XV secolo, realizza nel 1464 una bella Pala del Santissimo Sacramento. All’origine della Pala ci fu la Confraternita del Santissimo Sacramento di Lovanio, capoluogo del Brabante, e il controllo fu severissimo. Le tesi catare, e quelle proteste che prenderanno corpo di lì a mezzo secolo con la questione luterana, erano più che mai vive e presenti. Così alcuni teologi si preoccuparono che il buon Bouts realizzasse un’opera veramente cattolica. La Pala è il capolavoro di questo artista il quale, benché poco noto, è una delle perle dell’arte fiamminga di quel secolo. 

Nell’altare del Santissimo Sacramento il pannello centrale raffigura l’Ultima cena del Salvatore, mentre i pannelli laterali narrano le prefigure dell’Eucaristia: L’incontro di Abramo con Melchisedec; La raccolta della manna; Elia nel deserto che mangia un cibo misterioso e la Pasqua ebraica.




 
 

Bouts - Ultima Cena
 
Ci soffermiamo sul pannello centrale, attratti e quasi ridotti al silenzio dalla solenne compostezza degli apostoli. Comprendiamo immediatamente che non si tratta di una mera riproduzione dell’evento cardine dalla vita del Signore, la pasqua vissuta con i suoi nel cenacolo; capiamo che su questa mensa si sono già depositati secoli e secoli di storia e che gli apostoli ora in-segnano il Mistero a noi, che come i due uomini affacciati allo sportello passavivande della parete retrostante, siamo in attesa di godere di questa grazia.
 

La tavola, considerando l’effetto prospettico, è quadrata. È una tavola già aperta a tutti i popoli, ai quattro punti cardinali; è una tavola che porta con sé il dramma del mistero dell’iniquità. Qui si va sciogliendo, anzi questa tavola è il punto risolutivo di tutte le violenze della storia. Forse per questo c’è una pace immensa sul volto di tutti.

Cristo ci guarda. È l’unico a farlo. Lui del resto è l’unico personaggio metastorico. Gli altri, benché morti nella grazia santificante di Cristo, sono in attesa dell’ultimo giorno, in cui la verità della nostra redenzione sarà evidente, come il lampo che guizza da Oriente ad Occidente. Cristo invece è già vivo ora, la morte non ha avuto alcun potere su lui. Come dice Sant’Agostino egli dà la sua vita ma ha anche il potere di riprendersela, non noi invece.

Noi possiamo solo dare la vita, ma non sappiamo né come, né quando ci sarà restituita. Per questo il Cristo di Bouts, con il suo sguardo acuto, ci assicura che la nostra vita sarà eterna. La sua risurrezione ne è la garanzia. Così, la tavola alla quale siede presenta pochi oggetti, messi in buon ordine, come su un altare. Nelle mani di Gesù, infatti non c’è il pane comune, ma il pane degli angeli, il cibo della vita eterna che la Chiesa addita nell’Eucaristia.
 

Cristo regge un’ostia e la eleva sopra un calice, mostrandola più che ai commensali a noi che, ad ogni Messa, siamo ammessi a questa stessa mensa. Le labbra socchiuse di Cristo sembrano aver appena pronunciato le parole della consacrazione: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo; questo è il mio sangue: fate questo in memoria di me».

Sorprende come davanti a Gesù ci sia un piatto vuoto. È un piatto da portata e sappiamo essere quello dell’agnello, perché un analogo piatto compare nel pannello della cena pasquale. Qui è vuoto perché Cristo è il vero agnello pasquale immolato per la nostra salvezza. La pasqua che gli apostoli celebrano è solo la promessa di quella vera che sarà consumata di lì a poco sull’altare della croce.
 

Se Cristo ha in mano l’ostia, e non i pani comuni che stanno davanti agli apostoli, nei calici, poi, il vino è bianco, come prescriveva la norma liturgica di allora (e di oggi) circa il vino da usare nella celebrazione eucaristica. Solo nei primi secoli si celebrava con il vino rosso. Questo cambiamento avvenne, oltre che per questioni di ordine pratico, anche a causa dei miracoli eucaristici e del vino trasformato in sangue: celebrare col vino bianco ovviava a possibili mistificazioni.

Di fronte a Cristo vediamo Giuda. Lo riconosciamo dallo sguardo torvo e dallo sdegno che gli traspare dal volto. Davanti a lui sta un coltello puntato minacciosamente contro il Signore Gesù. Sono solo tre i coltelli della tavola e gli altri due sono davanti agli unici apostoli che vestono abiti fiamminghi.
 
Le forchette non si usavano allora e anche i coltelli erano più un’arma di difesa che posate per la tavola. Il coltello di Giuda, rivolto verso Cristo, annuncia già il suo tradimento e il suo distacco dal disegno di grazia che il Signore stava rivelando. Così anche gli altri coltelli, uno rivolto verso Gesù e l’altro rivolto verso Giuda, sono un riferimento a quanti difendevano o si dissociavamo dall’istituzione del Corpus Domini e dalla sua diffusione in tutta la Chiesa universale. 
 

Di fronte a un tale dipinto gli antichi membri della Confraternita fiamminga del Santissimo Sacramento imparavano le norme liturgiche, capivano come stare davanti al Mistero Eucaristico ed erano invitati a confrontarsi non solo con Giuda, ma anche con gli altri commensali per chiedersi come stavano davanti alla realtà. Ognuno di noi nella vita ha un coltello puntato; ieri come oggi ci chiediamo: «Verso quale direzione punta la lama?». 
 

Nel pannello della Pasqua ebraica il coltello è uno solo ed è quello che il pater familias affonda nel corpo dell’agnello. Sì, Cristo è l’Agnello immolato che ha preso su di sé le lame dei coltelli dell’odio, affinché l’uomo non ferisca e non si ferisca, colpendo soprattutto ciò che non può né conoscere appieno, né giudicare convenientemente mentre vive nelle anguste prospettive di questo mondo.










LA DEPOSIZIONE DI RAFFAELLO : UNA MANCATO REFRAMING



LA DEPOSIZIONE DI RAFFAELLO : UN REFRAMING ABORTITO




(Pala Baglioni -Raffaello - Galleria Borghese - Roma -particolare )

Il recente restauro della " pala Baglioni " di Raffaello , conservato alla Galleria Borghese di Roma , mi ha permesso per una serie di circostanze fortunate di "vivere" accanto a questa opera in maniera così  "ravvicinata" , da offrirmi l'opportunità di intense riflessioni legate al tema proposto dall'opera e cioè :  

                   LA DEPOSIZIONE DI CRISTO


Un tema caro alla tradizione pittorica di ogni tempo e sul quale si sono cimentati i "pennelli" più famosi di ogni tempo , come ad es. Rosso Fiorentino , Michelangelo (Pietà) , Caravaggio , ecc...ecc...

L'opera è datata al 1507 e fu commissionata a Raffaello dalla famiglia fiorentina dei Baglioni , da cui il suo titolo . Non è mia intenzione  trattenermi  sugli aspetti tecnici ed artistici dell'opera , la cui trattazione tralascio a esperti e storici dell'arte più esperti del sottoscritto in questo ambito , mentre concentrerò il "FOCUS" , mio e vostro , sul tema centrale che l'opera ci propone , la deposizione.

Partendo proprio dall'etìmo della parola latina , "de-ponere" , "mettere giù" , "mettere via" , " mettere da parte " , "lasciar andare" , perchè è questa l'azione che i personaggi stanno compiendo , dopo aver tolto Cristo dalla croce , si apprestano a de-porlo nella tomba . Nel particolare proposto si possono osservare partendo da destra : Grifonetto Baglioni che trattiene il lenzuolo (personaggio violento e morto prematuramente ucciso e la cui madre per il dolore ha commissionato a Raffaello il dipinto ) , la Maddalena al centro , San Pietro e Giuseppe di Arimatea ( il ricco possidente che ha messo a disposizione la tomba ) che trattengono il lenzuolo all'altro capo , e tra i due Giovanni , il discepolo mistico , che osserva la scena . Non si vedono nel particolare , ma a lato ci sono anche una straziata Maria assistita dalle " pie donne " , tutte in lacrime .

La scena centrale è occupata dal corpo "luminoso" del Cristo che non presenta la "nigredo" de-compositiva di un cadavere comune ( shava = cadavere = morto al "mondo"= libero dalle pastoie della mente egoica inferiore) , intorno al quale si affannano addolorati tutti gli altri personaggi accomunati e straziati dall'identico dolore , un dolore che si estende ancora a distanza di secoli in ogni anima che perde il suo contatto con Cristo , cioè con la propria natura divina ; infatti la perdita , o meglio l'obnubilamento del " Purusha" (Spirito Divino  , psicologicamente indicato come " Vero Sè ") ,  da parte di " prakriti " (materia) a causa di " Avidya" ( ignoranza spirituale ) , rende la natura umana , qui rappresentata dai personaggi addolorati ,  in particolare la Maddalena , priva di " senso " , in-sensata , in quanto privata come la "Sposa smarrita " dello stupendo biblico " Cantico  Dei  Cantici "del suo Signore/Purusha (raccomando  una approfondita ri-lettura di questo testo biblico ) . Il dan Brown del " Codice da Vinci " ha individuato bene nella Maddalena (prima testimone e aralda della Risurrezione ) un personaggio chiave della vicenda terrena del Cristo   , con l'unico difetto di averlo  proposto in una prospettiva profana di relazione  carnale ( determinante ai fini del successo del libro)  , che trasforma la Maddalena nel " graal " fisico del "seme divino" , che troverà accoglienza nel sangue ( sangre real = sangraal = graal) che darà luogo alla stirpe dei Merovingi , ben lungi dal suo significato metafisico .



Non si tratta di un evento "biologico" , ma " ontologico" ; infatti la "gravidanza " è "mistica" , ed il tantrismo orientale aiuta a comprenderla molto bene , al di là di ogni "dogma" , inventato per rendere accessibile per fede ciò che non è spiegabile in termini " fisici " . La natura umana rimane orfana, dis-orientata quando perde il suo "focus" , il suo centro , ovvero la sua origine spirituale ; infatti sostengono i "rishi " ( = saggi ) orientali che : < la materia è lo spirito al suo livello più basso , e lo spirito è la materia al suo livello più alto > . La scissione tra queste due "entità" determina di fatto la "caduta " dallo stesso edenico , stato "unitivo"(advaita = non-duale ) , dove il maschile (yang) e il femminile (yin) non sono scissi . La scissione comporta l'ingresso nello stato di coscienza " duale" ( dvaita ) , uno stato "diabolico , questo significano le " due corna " del diavolo , la natura divina ( purusha ) e quella umana (prakriti) non sono più " UNO " ma "DUE" , in conflitto , insomma la natura umana cade in bocca alla mente egoica inferiore , all'ego personale , perdendo il contatto con l'Io trascendentale .

I personaggi coinvolti nella scena ( a parte Grifonetto ) sono citati nei vangeli canonici , come coloro che accompagnano Gesù Cristo nel sepolcro , portando con se <profumi e balsami per la sepoltura> per cospargerne il corpo del morto . Non sperano nella " Risurrezione" , di cui tante volte aveva loro parlato il maestro in vita . Sono straziati perchè il loro stato di coscienza non è maturato , nonostante tutta la catechesi ricevuta direttamente dal Cristo . Sono "sconfitti " semplicemente perchè sono preda "sottilmente" del loro "ego inferiore" , vedono e piangono non con gli occhi dell'Io Trascendentale , ma con gli occhi di Maya , la grande illusione , che aveva inventato per loro un Cristo "onnipotente " , un Dio invincibile e vittorioso su tutto e su tutti , che avrebbe imposto la sua forza più che la sua debolezza. E quando  quel Cristo è comparso tumefatto al loro sguardo , livido , annichilito nella morte, hanno pensato solo a trovargli una " tomba" e a " imbalsamarlo" con sostanze aromatiche , incenso , mirra...ecc...ecc...L'uomo che seppellivano non rispondeva alle loro attese , o meglio a quelle del loro piccolo ego !

Yogacharya Eknathananda

RISURREZIONE : LA GRANDE MOKSHA



Terra Santa


Pensieri di Pasqua
 
                      (Tratto da Inner Culture, aprile 1935 - brano di Swami Yogananda)

"La piccola onda di Vita Cristica giocò sul petto della Vita Cosmica per un po', poi scomparve nella tenerezza dell'oceano, non per morire ma per essere nutrita con ambrosia eterna e poi tornare di nuovo a dichiarare l'immortalità della sua microscopica esistenza. L'oceano di Dio palpitò ancora una volta nel risorto Principe Gesù.
I fiori appassiscono per non tornare più, ma Gesù dormì solo per ubbidire al dolce comando della Natura, per poi svegliarsi e dichiarare la sua supremazia su di lei.
Gesù ha zittito le risate dei miscredenti e l'audace affermazione che nessun viaggiatore è mai tornato dalla dimora della morte, tornando indietro dal luogo dal quale nessuno era mai tornato prima.
Con il ritorno di Gesù in questo luogo mondano risorse la speranza nei cuori di migliaia di mortali, la speranza che anche loro potessero strappare il pungiglione della morte dai loro corpi per raggiungere l'immortalità.
Cristo si nascose nuovamente per dimostrare che poteva far risorgere la sua eternità non solo nel corpo di Gesù ma in ogni bocciolo, in ogni essere vivente che sarebbe comparso nel giardino della Creazione per innumerevoli eoni a venire.
Cristo non risorse solo la mattina di Pasqua, risorge nell'alba di ogni anima che si risveglia. La nostra anima muore tutti i giorni, ogni volta che ci lasciamo seppellire nella tomba dell'ignoranza, per poi risorgere nella Saggezza Cosmica.



Bandite la consapevolezza della morte percepita durante il sonno dell'illusione e fate risorgere la vostra anima nella Luce dell'Immortalità che regna per sempre! Fate in modo che questo sia il vostro Risveglio di Pasqua."